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Social limitati per i poliziotti: la decisione dopo la polemica con Ilaria Cucchi

ROMA – Facebook, Twitter e i social i poliziotti li possono usare, come è ovviamente diritto di ogni cittadino. Ma con un riguardo particolare, perché grazie alla loro divisa rappresentano lo Stato. E’ quello che si legge in una disposizione del 25 agosto firmata da Roberto Di Legami, direttore della polizia postale. Scrive Giuseppe Baldessarro su Repubblica:

Una raccomandazione legittima visto il ruolo, inviata ai dirigenti del compartimento a cui si fa raccomandazione di vigilare, “perseguendo in maniera esemplare le condotte improprie”. Una strigliata certo, ma con un obiettivo di fondo corretto. Un atto necessario, se si pensa ad alcuni episodi spiacevoli del passato. Uno, scrive Di Legami riguarda “un nostro dirigente, individuato come tale da altri utenti”, il quale ha utilizzato “in perfetta buona fede espressioni che, mistificate e strumentalizzate da una blogger e dai suoi numerosi followers, hanno finito per suscitare enorme imbarazzo istituzionale”.

Il riferimento è chiaro alla luce di una recente polemica. Continua Baldessarro:

La nota non fa nomi, ma è difficile ritenere che il dirigente a cui fa riferimento non sia Geo Ceccaroli, dirigente del compartimento di Bologna, e che la “blogger” non sia Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il giovane romano deceduto violentemente dopo l’arresto del 2009. I fatti in questione risalgono alla fine di luglio scorso, quando Ceccaroli lanciò, poche settimane dopo l’approvazione della legge sulla tortura, un tweet quantomeno insidioso: “Ho catturato un Pokemon! Se non lo lascio in fretta rischio di essere condannato per il reato di tortura?””.

Immediata la reazione di Cucchi: “Caro Sig. Geo Ceccaroli, che ironia vuol essere questa? La legge sulla tortura è una cosa molto seria, soprattutto in questo momento e soprattutto in Italia. Lei, che mi risulta essere primo dirigente della polizia di Stato – compartimento polizia postale Emilia Romagna, ci fa capire tante cose”.