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Spese pazze Liguria: a processo anche Rixi, vice di Salvini

Edoardo Rixi, il vice di Salvini, e altre 22 persone del consiglio regionale della Liguria sono stati rinviati a giudizio per peculato e falso

GENOVA – Anche Edoardo Rixi, il vice di Matteo Salvini, è tra le 23 persone del consiglio regionale della Liguria rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze dei gruppi regionali tra il 2010 e il 2012. Le accuse per Rixi e per gli altri indagati sono a vario titolo di peculato e falso.

Il vice del leader della Lega Nord non si è detto sorpreso dell’avviso di rinvio a processo: “Non mi aspettavo nulla di diverso, ma non abbiamo fatto nulla“, ha dichiarato. La prima udienza del processo è stata fissata all’8 giugno 2016.

Il giudice per l’udienza preliminare Roberta Bossi il 2 febbraio ha rinviato a giudizio Rixi, asre regionale allo Sviluppo Economico, Francesco Bruzzone, anche lui leghista e attuale presidente del Consiglio regionale, e Matteo Rosso capogruppo di Fratelli d’Italia, con l’accusa di essersi fatti rimborsare spese private con soldi pubblici spacciandole per attività istituzionali. Le accuse, a vario titolo, sono di peculato e falsoMario Amelotti, ex contabile del Pd, è stato prosciolto perché il fatto non sussiste, mentre il leghista Maurizio Torterolo ha patteggiato due anni.

Rixi, nell’apprendere del rinvio a giudizio, ha commentato:

“Non sono sorpreso, non mi aspettavo nulla di diverso, in questo paese le cose vanno in questo modo. Non abbiamo fatto assolutamente nulla. Continuerò a lavorare per i liguri e per fare uscire questa regione dalla crisi. Fino a quando potrò lavorerò in questa veste. Non mi volevo neppure candidare e mi sono trovato candidato presidente e tre giorni dopo l’annuncio stranamente è partita l’inchiesta”.

Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, ha commentato:

“Spero che in Liguria nonostante dieci anni di governo di sinistra ci sia ancora lo stato di diritto, tre gradi di giudizio e la presunzione di innocenza. Non penso che sia cambiata la Costituzione. Sono certo che Rixi e Bruzzone dimostreranno di essere totalmente estranei ad ogni uso men che proprio di quei soldi.

L’utilizzo dei fondi dei gruppi regionali è una storia antica fatta più di vuoti normativi e di interpretazioni lacunose in un clima un pò giacobino che non di reali truffe ai contribuenti. Oggi la normativa è cambiata e questo è un bene perché non si incorre più in equivoci. Detto questo conosco Rixi e so che sono persone serie e scrupolose. Sono certo che non avranno nessuna difficoltà a comprovare la loro assoluta buona fede nel buon utilizzo di quei denari”.

Toti ha escluso ripercussioni sulla sua giunta del consiglio regionale dopo la notizia del rinvio a giudizio:

“Devono essere espletati tre gradi di giudizio in Italia, visto anche come sono andati certi processi a senso unico. Sono certo che bisogna aspettare la Cassazione prima di pronunciare qualsiasi parola su una sentenza. Sono convinto che la politica non si debba fare trascinare in questa ondata giustizialista. Sono sereno e auguro a Rixi e a Bruzzone di essere altrettanto sereni”.

Il processo comincerà l’8 giugno  e sul banco degli imputati ci saranno anche tutti gli ex componenti dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale negli anni 2010-2012: Rosario Monteleone, allora presidenze (Udc), Michele Boffa (Pd), Giacomo Conti (Fds), Massimo Donzella (Udc). L’inchiesta sulle spese pazze aveva coinvolto quasi tutti i partiti presenti in Consiglio, dal Pd alla Federazione della sinistra, passando per Udc, Sel, ex Idv, Lega Nord, Forza Italia e Lista Biasotti.

In particolare, secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini dalla Guardia di finanza, negli anni dal 2010 al 2012 alcuni consiglieri del Pdl avrebbero percepito indebitamente oltre 97 mila euro (su uno stanziamento a favore del gruppo di oltre un milione); alcuni del Pd avrebbero percepito 283 mila euro (a fronte di uno stanziamento di un milione e 900 mila euro); Lista civica Biasotti oltre 28 mila euro (su oltre 500 mila); Sel poco più di 27 mila (su quasi 390 mila euro); Noi con Burlando 21.500 euro (su oltre 400 mila euro); Misto Liguria Viva oltre 74 mila (su 193 mila euro); Misto Riformisti italiani poco più di 5000 euro (su 60 mila); Diritti e Libertà 650 euro (su 12 mila); Udc oltre 142 mila euro (su quasi 440 mila euro) e Lega Nord quasi 97 mila euro (su oltre 677 mila).

L’asre regionale allo Sviluppo economico della Liguria ha trovato anche il modo di ironizzare sul rinvio a giudizio:

“Per cominciare il processo – ha detto con il sorriso – hanno scelto il giorno del mio compleanno, l’8 giugno. Mi dispiace che abbiano scelto proprio quel giorno”.

Ecco i nomi dei 23 indagati rinviati a giudizio il prossimo 8 giugno per le spese pazze in Liguria:

 

Pd: Michele Boffa, Antonino Miceli, Massimo Donzella (ex Udc);

Forza Italia: Marco Melgrati, Luigi Morgillo e Matteo Rosso (ora in Fratelli d’Italia);

Ncd: Gino Garibaldi, Franco Rocca, Alessio Saso;

Lega Nerd: Francesco Bruzzone ed Edoardo Rixi;

Udc: Rosario Monteleone e Marco Limoncini;

Lista del presidente Burlando: consiglieri Ezio Chiesa e Armando Ezio Capurro, passati poi in Liguria Cambia;

Gli altri imputati sono Aldo Siri della Lista per Biasotti, gli ex Sel Matteo Rossi e Alessandro Benzi (passato poi al gruppo misto), l’ex Idv ed ex Sel, poi dimessosi, Stefano Quaini, le ex Forza Italia Raffaella Della Bianca e Roberta Gasco, la ex Idv Marilyn Fusco, e Giacomo Conti della Federazione della sinistra.