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Spinse compagno di stanza in ospedale: accusato di omicidio

ROMA – Ha fatto cadere il suo compagno di stanza in ospedale, procurandogli una frattura del femore che lo ha condotto alla morte. Per questo Francesco Fochetti, 57 anni, dovrà rispondere dell’accusa di omicidio. La vittima si chiamava Francesco Paolo Damiani: aveva 80 anni.

La vicenda si svolge a Roma, al Policlinico di Tor Vergata. Fochetti era stato ricoverato con un infarto in corso. In stanza con lui c’era un anziano che soffriva di problemi intestinali e dolori allo stomaco. Durante la notte la vittima avrebbe cominciato a vagare per la stanza: ha perso l’equilibrio e si è inavvertitamente accasciato sul letto del 57enne. Ma quello, forze spaventato, lo spinge via facendolo cadere a terra. La radiografia evidenzierà una frattura scomposta del femore: l’intervento è imprescindibile ma il povero ottantenne non ce la fa e muore per alcune complicazioni in seguito all’operazione.

Francesco Fochetti è stato denunciato dai famigliari della vittima e inizialmente indagato per morte come conseguenza di un altro reato, cioè lesioni volontarie. A detta della famiglia Damiani avrebbe infatti reagito con uno “scatto d’ira”. Ma il colpo di scena arriva in udienza preliminare, quando il gup Giuseppina Guglielmi non solo accoglie la richiesta di rinvio a giudizio dell’imputato, ma modifica il capo d’accusa in omicidio preterintenzionale.

Per l’avvocato di parte civile, Matteo Riccardi, “si tratta di una vicenda torbida, spero che i responsabili paghino”. Di tutt’altro avviso è invece Luciano Guidarelli, avvocato difensore di Fochetti: “La riqualificazione del reato ha dell’assurdo considerando il fatto che l’incidente non è collegabile al decesso visto che l’operazione risale a 18 marzo e il decesso al 30 del mese”.


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