Blitz quotidiano
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Spretati, in Italia tra 5 e 7 mila ex preti. Ora fanno…

Chiesa: sono migliaia gli "spretati" in Italia. La condizione limbo degli ex preti: l'abbandono dell'abito talare coincide con la necessità di reinventarsi un'esistenza.

ROMA – Sono tra i 5 e i 7mila i preti italiani che negli ultimi 50 anni hanno abbandonato l’abito talare, dimessi o fatti dimettere dalla Chiesa. Quasi sempre in seguito all’impossibilità di tener fede all’impegno di mantenersi celibi. Le stime non sono aggiornatissime: i dati dell’Ufficio centrale di Statistica della Chiesa cattolica segnalano 64 defezioni nel 2013, per i più diversi motivi. 50mila è il conto totale dei sacerdoti .

Non è facile la condizione degli “spretati”, specie all’inizio: un limbo dove non si può più contare sull’abbraccio della comunità ecclesiale e dove non si è ancora a proprio agio nella nuova esistenza da borghesi. Senza contare il problema di guadagnarsi da vivere  (devono rinunciare a stipendio e pensione della Cei) dopo aver speso energie e competenze difficilmente riproducibili in ambito laico. Anche perché quando si è preti lo si è per sempre: la vocazione non ha scadenza, ma un innamoramento non è conciliabile con la vita sacerdotale.

Se hanno ricevuto la dispensa papale, possono sposarsi di fronte a un ex collega: con rito civile sono fuori dalla Chiesa. Mauro Pianta de La Stampa ha raccolto qualche testimonianza per capire come vivono oggi gli ex preti.

Giovani Monteasi, 76 anni, ex prete da 32, è padre di un figlio, si è impegnato nella formazione, dirige Vocatio, un’associazione di ex preti sposati. Giuseppe I., 51 anni, si è sposato nel 2014 con una maestra: vivono con il suo stipendio, lui è alla ricerca affannosa di un impiego. La sua futura moglie era una donna che lui stesso aveva avviato a diventare suora: poi in missione insieme è scattata la scintilla d’amore. Lorenzo Maestri, 83 anni, è direttore della rivista Sulla Strada.

“Sono contento di aver rinunciato a questa chiesa medievale, anche se ho pagato un prezzo altissimo: sono stato parroco per 20 anni, quando ho annunciato la mia decisione mi sono ritrovato tutti contro, dal sacrestano al vescovo. Ho fatto il muratore, il rappresentante di commercio e poi l’insegnante. Senza contare la diffidenza della gente, anche se negli ultimi anni il clima è cambiato…”. (Mauro Pianta, La Stampa).