Cronaca Italia

Stamina. Davide Vannoni malore in carcere: portato in ospedale

Stamina. Davide Vannoni malore in carcere: portato in ospedale

Davide Vannoni (Ansa)

TORINO – E’ stato portato in ospedale dopo un malore Davide Vannoni, da alcuni giorni rinchiuso nel carcere delle Vallette, a Torino, dopo essere stato fermato dai carabinieri del Nas in una nuova inchiesta su Stamina.

Nella giornata di sabato 29 aprile è stato spiccato un ordine di custodia nei suoi confronti. L’indagine riguarda il ‘reclutamento’ in Italia di pazienti che pagavano fino a 27 mila euro per sottoporsi al trattamento in Georgia.  Il gip Francesca Christillin ha accolto la richiesta della procura di Torino spiccando un ordine di custodia cautelare a carico del papà di Stamina, fermato tre giorni fa dai carabinieri del Nas con l’accusa di avere esportato all’estero una terapia bocciata da magistratura e autorità sanitarie.

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L’avvocato difensore, Liborio Cataliotti, annuncia un ricorso al tribunale del riesame: “Le accuse sono infondate. E a parte questo ci sono dei profili giuridici da affrontare: la competenza territoriale della magistratura torinese e persino la stessa giurisdizione italiana”.

Vannoni è a capo di una presunta associazione per delinquere (“aggravata dalla transnazionalità”, dicono i pm) che truffava i malati. Una cinquantina di persone che hanno pagato anche 27 mila euro per un viaggio della speranza a Tbilisi, in Georgia, dove Stamina – fino allo stop imposto dal governo locale su indicazione del ministero italiano – nel 2016 è stata sperimentata per mesi. “Nel pieno rispetto delle leggi locali”, sottolinea Cataliotti.

Il reato è stato commesso “in parte in Italia”, perché è qui che Vannoni partecipava al “reclutamento” della clientela. Al “business”, come veniva chiamato da alcuni dei sette indagati. Uno dei pazienti, rintracciato dai Nas, ha detto di averlo incontrato prima di salire a Tbilisi. “Ma è l’unico”, ribatte Cataliotti.  “Le altre – aggiunge – erano persone che già conoscevano Stamina. Il ruolo di Vannoni non era nemmeno necessario. Ed è la stessa procura ad affermare che per la trasferta si appoggiavano alla Prostamina Life: ebbene, è l’associazione di una signora palermitana (Rosalinda La Barbera, anche lei indagata – ndr) con sede a Roma. Cosa c’entra Torino?”.

A sorreggere l’inchiesta ci sono numerose intercettazioni: si sentono persino due dei soggetti monitorati parlare di un paziente scandendo sfottò. La mente e il cuore di Stamina, secondo gli inquirenti, continuavano ad essere a Torino; nel Cuneese risiede la biologa Erica Molino, storica collaboratrice di Vannoni, ora indagata. E Vannoni, secondo gli inquirenti, in Georgia saliva di rado.

“Non è vero”, replica Cataliotti. “Era domiciliato stabilmente a Tbilisi: era anche iscritto all’Associazione degli italiani all’estero. A Torino, dove era rimasta la famiglia, è capitato pochissime volte negli ultimi venti mesi. Piaccia o no, questa è la realtà. Ed è facilmente documentabile”.

L’inchiesta proseguirà. Ci sono da chiarire i ruoli di alcuni personaggi. A cominciare da un cittadino italo-svizzero che sembra avere finanziato Stamina.

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