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Stefania Stellaccio, soldatessa muore di tumore “per uranio”

Per l'Osservatorio Militare che monitora la salute dei soldati, Stefania Stellaccio è morta per un tumore dovuto all'esposizione ad uranio impoverito e sarebbe la vittima numero 324

SALERNO – Stefania Stellaccio è la soldatessa di 32 anni morta per un tumore al cervello. Il 13 gennaio nella chiesa della Natività di Roccadaspide è stata invasa da circa 3mila tra familiari e amici che hanno preso parte al funerale. Stefania era una soldatessa e agente della polizia penitenziaria, ma prima di tutto una persona solare. Secondo l’Osservatorio Militare la soldatessa è la vittima numero 324 dell’esposizione all’uranio impoverito. Una dichiarazione smentita dalla famiglia della soldatessa.

Il Mattino scrive che per Domenico Leggiero, dell’Osservatorio Militare, la Stellaccio si è ammalata di tumore al cervello proprio per l’esposizione all’uranio impoverito:

“«Soldato esemplare, ragazza solare – spiega Domenico Leggiero, dell’Osservatorio – Stefania era nota nell’ambiente militare come la soldatessa che giocava a nascondino con i bambini della guerra. Cercava di distrarre i bambini dalla violenza della guerra, anche questo significa essere soldati italiani. Evidentemente però lo spirito di abnegazione e la gioia del proprio lavoro/dovere non trovano altrettanto riscontro verso le Istituzioni che dovrebbero tutelarli. In meno di un mese 5 morti, 5 giovani vite spezzate da un male derivante certamente dall’esposizione all’uranio impoverito».

«Proprio ieri – ricorda Leggiero – è arrivata l’ennesima condanna per il ministero della Difesa ottenuta dall’avvocato Angelo Fiore Tartaglia e dall’Osservatorio Militare che da anni hanno individuato, studiato ed affrontato giuridicamente il problema. Ormai è evidente che in Italia questo problema dovrà essere affrontato solo nelle aule di Giustizia. Con la speranza che anche le nostre Istituzioni possano maturare quel senso civico (di cui sono ricchi i nostri militari) e rispetto dei diritti a cui vengono richiamate puntualmente dalle sentenze di condanna».

Katiuscia Stio sul Mattino scrive che un lungo corteo si è riunito per salutare Stefania e si è stretto intorno al dolore della sua famiglia il 13 gennaio nel giorno dei funerali:

“Un vento tagliente freddava i volti bagnati da lacrime inconsolabili. «Comprendo questo momento e vi dico, cari fratelli, che nemmeno per me, ministro di Dio, è facile trovare le parole giuste. Ci siano di conforto le parole apprese dalla prima lettura dal libro della Sapienza, e cioè che non conta quanto si è vissuto ma come – dice don Donato – E Stefania questa vita l’ha vissuta appieno, con profondità d’animo, generosità di azioni, semplicità di cuore. L’accoglienza e la gentilezza verso gli altri erano le sue virtù. La tenacia e il coraggio le qualità per cui si distingueva. Ma era il sorriso il più bel gesto di generosità che potesse donare agli altri. Anche se la malattia la faceva soffrire». Una malattia che non trova giustificazioni nel cuore di chi l’ha amata e conosciuta”.


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