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Stefano Cucchi abbandonato dalla famiglia?: “Delinquente”…

Stefano Cucchi, prima di morire, non era amato dalla famiglia. La madre, alla richiesta dei carabinieri di nominare un avvocato di fiducia, avrebbe detto che non avrebbero "speso altri soldi per quel delinquente del figlio, poteva andare a fare il barbone per strada"

ROMA – Stefano Cucchi, prima di morire, non era tanto amato dalla famiglia. La madre, alla richiesta dei carabinieri di nominare un avvocato di fiducia, avrebbe detto che la famiglia non avrebbe

“speso altri soldi per quel delinquente del figlio, poteva andare a fare il barbone per strada”.

Sono da credere le parole del maresciallo dei Carabinieri Roberto Mandolini, intercettate dalla Squadra Mobile insieme con le pesanti accuse della ex moglie di un altro imputato, Raffaele D’Alessandro? La intercettazione non ha colto le parole dei parenti di Cucchi, ma quelle del maresciallo Mandolini, mentre parlava al telefono, il 17 luglio 2015, con Rosalia Staropoli, consulente legale del Sap a Vibo Valentia e attivista antimafia:

“Mandolini aveva ricevuto da un giorno l’invito a comparire davanti al pm Giovanni Musarò il 23 luglio (in quell’occasione si è avvalso della facoltà di non rispondere)”.

Essendo del mestiere, Mandolini poteva ben pensare di essere intercettato e si è servito della attività investigativa della Polizia per lasciare agli atti quella citazione e altri giudizi.

In ogni caso, rivela Valeria Di Corrado sul Tempo di Roma, l’intercettazione citata fa parte

“dello stesso «blocco» che ha lo inguaiato di recente. […Sono le] stesse intercettazioni raccolte dalla Squadra Mobile nel corso dell’attività investigativa [da cui] emerge però che il maresciallo si rapporta con un pregiudicato che chiama «fratello» e con il quale si incontra per scambiarsi oggetti d’oro”.

È anche lo stesso blocco in cui è intercettata Anna Carino, ex moglie di D’Alessandro. In entrambi i casi sono cose riferite: per il magistrato inquirente hanno diverso peso?

Le frasi dette da Roberto Mandolini sono:

1. “Quando abbiamo chiesto alla madre di Cucchi di mettere un avvocato di fiducia, ci ha risposto che non avrebbero speso altri soldi per quel delinquente del figlio, che poteva andare a fare il barbone per strada”.

2. “Certo che [col pm] ho omesso qualcosa, ho omesso di dire quello che mi ha riferito Cucchi della famiglia. Questo, questo e quell’altro. […] La sorella [Ilaria Cucchi] pseudo-giornalista, si era candidata con Ingroia e la Bonino. [Poi] ha venduto casa e ha cambiato vita. Del fratello, quando era in vita, non ne voleva sapere nulla”.

3. “Quel giorno [i Carabinieri poi accusati di averlo ucciso] hanno pure scherzato [con Cucchi], dicendo a Cucchi di pensare ai nipotini e lui gli ha risposto che la sorella erano due anni che non glieli faceva vedere”.

Stefano Cucchi morì a 31 anni all’ospedale Pertini di Roma il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per spaccio di droga.

Il maresciallo Roberto Mandolini è indagato per falsa testimonianza insieme con Vincenzo Nicolardi, ricorda Valeria Di Corrado sul Tempo, mentre

“i carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, all’epoca in servizio presso la stazione Appia, [di cui Mandolini era vice comandante] sono indagati per lesioni personali aggravate e abuso d’autorità «per il violentissimo pestaggio» che avrebbe subito Cucchi”.

Stando a altre intercettazioni, che sarebbero raccolte nello stesso fascicolo, Anna Carino, ex moglie di Raffaele D’Alessandro, gli ha ricordato al telefono:

“Hai raccontato a tutti di quanto vi eravate divertiti a picchiare quel drogato di merda [cioè Stefano Cucchi…] che te ne vantavi pure… che te davi le arie”

e lo ha confermato il 19 ottobre 2015 quando è stata sentita dal pm. La sua deposizione è finita nell’informativa finale della Mobile sulla morte di Stefano Cucchi:

“Raffaele è sempre stato un tipo molto aggressivo. Quando indossava la divisa, poi, si sentiva Rambo. Mi raccontava anche di pestaggi ai danni di altri soggetti, che avevano portato in caserma in altre circostanze. Ricordo che mi parlò di pestaggi ai danni di extracomunitari, anche se non si trattava di pestaggi di questo livello. Per quello che ho percepito io, soprattutto quando lo sentivo mentre ne parlava con altri, il pestaggio di Cucchi fu molto più violento”.

Per appurare se il pestaggio abbia causato la morte di Stefano Cucchi, ricorda Valeria Di Corrado, la Procura ha chiesto un nuovo accertamento medico-legale. Il gip ha nominato 4 periti che dovranno accertare la natura, l’entità e l’effettiva portata delle lesioni patite da Cucchi.

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