Blitz quotidiano
powered by aruba

Stefano Cucchi, Cassazione: “Picchiato da carabinieri…”

ROMA – E’ da escludere che Stefano Cucchi sia stato picchiato dagli agenti della penitenziaria dal momento che ci sono “plurime deposizioni di fondamentale importanza” secondo le quali il giovane “sarebbe stato aggredito da appartenenti all’arma dei carabinieri, quindi prima di essere ‘preso in carico’ dagli agenti di polizia penitenziaria tratti a giudizio”. Lo sottolinea la Cassazione respingendo il ricorso del pm contro il proscioglimento di tre agenti della penitenziaria dall’accusa di aver picchiato Cucchi.

Con riferimento alle testimonianze che il pm di Roma nel suo ricorso in Cassazione avrebbe omesso di confrontarsi, il verdetto dei supremi giudici ricorda la “disarmante sicurezza e semplicità del teste Schirone, uno dei carabinieri della stazione Casilina, che tradussero il Cucchi dalla stazione di Tor Sapienza in tribunale e che disse ‘era chiaro che era stato menato'”. Inoltre – prosegue la Cassazione – ci sono le deposizioni degli assistenti di polizia penitenziaria Bruno Mastrogiacomo e Mauro Cantone “che si occuparono di Cucchi presso il carcere di Regina Coeli, nonchè dell’infermiera Silvia Porcelli, che ebbe in cura Cucchi presso l’ospedale Pertini, i quali tutti hanno riferito di avere appreso dal Cucchi di essere stato picchiato dai Carabinieri”.

Nel processo bis ai cinque medici rinviati a giudizio dalla Cassazione con l’accusa di omicidio colposo nei confronti di Cucchi ricoverato nel reparto per detenuti, oltre alle cause della morte, dovrà essere accertata – sottolinea il verdetto – “la concreata organizzazione della struttura, con particolare riguardo ai ruoli, alle sfere di competenza e ai poteri-doveri dei medici coinvolti nella vicenda”. “Senza dimenticare – prosegue la sentenza 9831 – che il medico che, all’interno di una struttura di tal genere, riveste funzioni apicali è titolare di un pregnante obbligo di garanzia ed è, pertanto, tenuto a garantire la correttezza delle diagnosi effettuate e delle terapie praticate ai pazienti”. Il processo si riaprirà per il primario Aldo Fierro, per Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo. Secondo il verdetto, gli stati patologici di Cucchi, preesistenti e concomitanti con il politraumatismo per il quale fu ricoverato, avrebbero dovuto imporre “maggiore attenzione ed approfondimento”, con ricorso alla “diagnosi differenziale”.