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Stepchild adoption, Cassazione: sì in alcuni casi particolari

ROMA – Stepchild adoption, via libera in alcuni casi particolari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Procuratore generale e ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Roma che ha accolto la domanda di adozione di una minore proposta dalla partner della madre del minore stesso, con lei convivente in modo stabile.

Con la sentenza numero 12962 del 2016 pubblicata oggi, 22 giugno, la Corte Suprema si è pronunciata sull’adozione “in casi particolari” prevista dalla legge 184 del 1983. I giudici della Suprema Corte, nel confermare l’adozione della coppia di donne omosessuali, hanno affermato che questa “non determina in astratto un conflitto di interessi tra il genitore biologico e il minore adottando, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice”.

Secondo la Cassazione, inoltre, questa adozione

“prescinde da un preesistente stato di abbandono del minore e può essere ammessa sempreché, alla luce di una rigorosa indagine di fatto svolta dal giudice, realizzi effettivamente il preminete interesse del minore”.

Lo scorso maggio era stata la Corte d’appello di Torino a dare il via libera a due casi di stepchild adoption. I giudici della sezione per i minorenni, con due sentenze distinte, avevano infatti accolto le richieste presentate da due coppie di donne di adottare i figli delle rispettive partner. In primo grado le domande erano state respinte.