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Strage di Caselle, confermata condanna a ergastolo

TORINO – Giorgio Palmieri e Dorotea De Pippo sono stati condannati all’ergastolo dalla Corte d’assise d’appello perla strage di Caselle. I due imputati sono accusati di aver ucciso Claudio Allione, la moglie Mariangela Greggio ed Emilia Campo Dell’Orto, la nonna di 94 anni il 3 gennaio 2014 nella villetta di Caselle, vicino Torino.

La sentenza della Corte d’assise d’appello conferma così la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado ai due presunti killer. Secondo l’accusa, De Pippo, ex collaboratrice domestica della famiglia, convinse Palmieri ad agire perché covava del risentimento nei loro confronti di Allione, della moglie e della nonna.

Palmieri confessò subito dopo l’arresto: “Volevo rapinarli, avevo bisogno di soldi. Con i 100 euro del bottino sono andato a fare la spesa”. Il racconto dell’uomo assomiglia alla trama di un film horror.

“Ho detto loro che dovevo restituire i 500 euro che mi avevano prestato. Siamo saliti al piano di sopra, mi hanno offerto un caffè e abbiamo chiacchierato”. I soldi Palmieri, però, non li aveva. “Erano stupiti: si sono lanciati uno sguardo come per dirsi ‘cosa è venuto a fare qui?’. Così ho chiesto di andare in bagno, per prendere tempo”.

Al suo ritorno in salotto il killer impugnava un tagliacarte. Palmieri accoltellò a morte prima Claudio Allione, pensionato di 66 anni, poi la moglie Maria Angela Greggio,, quindi la madre di quest’ultima, Emilia Campo Dall’Orto.

“Povera nonnina, lei non meritava di morire”, disse l’autore della strage ai carabinieri. “Ho dovuto ucciderla perché mi aveva visto in faccia. Dopo le coltellate le ho dato un bacio e l’ho coperta con un piumone”.

Il ritrovamento dei cadaveri avvenne due giorni dopo. A fare la macabra scoperta fu Maurizio Allione, rientrato dalle vacanze con la fidanzata perché non riusciva a mettersi in contatto con la famiglia. In un primo momento i sospetti sembrarono ricadere proprio su di lui.

Ad incastrare Palmieri fu proprio la tazzina del caffè in cui aveva bevuto, ritrovata dal ragazzo non lontano da casa, dove il killer l’aveva gettata. Il resto lo hanno fatto i tabulati telefonici e i prelievi di denaro, poco più di tremila euro, effettuati con le carte di credito delle vittime.