Cronaca Italia

Strage di Piazza della Loggia, finisce la fuga dell’agente nero. Tramonte preso in Portogallo

Strage di Piazza della Loggia, Maurizio Tramonte non si trova: è irraggiungibile02
Strage di Piazza della Loggia, Maurizio Tramonte non si trova: è irraggiungibile

Strage di Piazza della Loggia, Maurizio Tramonte non si trova: è irraggiungibile

BRESCIA – E’ stata breve la fuga di Maurizio Tramontecondannato in Cassazione all’ergastolo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia. Dopo la sentenza Tramonte era sparito: la polizia portoghese lo ha arrestato poco fa a Fatima, su segnalazione del Ros.

L’ex informatore dei servizi segreti, conosciuto con il nome di “fonte Trifone” e residente a Brescia risultava irraggiungibile da alcuni giorni. Il suo cellulare era staccato. Il suo avvocato, Marco Agosti, aveva detto: “Non ho parlato con lui dopo la sentenza, non ci siamo sentiti”.

Il 28 maggio, in occasione dell’anniversario della Strage avvenuta 43 anni fa, Tramonte aveva detto all’agenzia Ansa: “Sono sicuro che avrò giustizia e così anche i familiari delle vittime perché mi assolveranno e cercheranno i veri colpevoli”.

Tramonte è stato ritenuto colpevole insieme all’ex leader dell’organizzazione neofascista Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi, per la strage. Era il 28 maggio 1974, quando una bomba esplose durante una manifestazione contro il terrorismo nero a Brescia, causando la morte di otto persone, e ferendone altre 102.

I due neofascisti erano stati in un primo momento assolti in appello nel 2012 (assieme agli altri imputati Delfio Zorzi e Francesco Delfino) in quello che era stato il terzo processo sulla strage. La Suprema corte aveva però annullato la sentenza il 21 febbraio del 2014, disponendo un nuovo processo d’appello per i soli Maggi e Tramonte.

Considerati rispettivamente esecutore materiale e mandante della strage, i due neofascisti erano stati quindi condannati all’ergastolo al termine del processo d’appello bis il 27 luglio 2014 a Milano. Una sentenza arrivata dopo otto ore di camera di consiglio e a 41 anni dalla strage.

La suprema Corte ha confermato il carcere a vita per i due, accogliendo la richiesta del procuratore generale, Alfredo Viola, che nella requisitoria aveva tra l’altro ricordato i depistaggi delle indagini, asserendo che per il popolo italiano “è arrivata l’ora della verità su questa vicenda che ha inciso il tessuto democratico”.

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