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Strage villa Brescia, ergastolo a Vito e Salvatore Marino

BRESCIA – Vito e Salvatore Marino sono stati condannati all’ergastolo dopo 10 anni e 6 processi per l’omicidio della famiglia Cottarellisterminata nella villetta di Urago Mella, quartiere a ovest di Brescia, il 28 agosto 2006. I cugini Marino, che sono parenti dell’omonimo clan mafioso di Trapani, sono stati condannati dalla corte d’Appello di Milano per la strage. Secondo l’accusa fecero irruzione insieme a Dino Grusovin nella villa e legarono, seviziarono e massacrarono a colpi di pistola Angelo Cottarelli, la moglie e il figlio di appena 17 anni. Il movente della strage il denaro: i cugini Marino vantavano un credito di mezzo milione di euro nei confronti di Cottarelli, un immobiliarista bresciano esperto di fatture false.

Il Corriere della sera, nell’edizione di Brescia, scrive che ci sono voluti 6 processo per arrivare ad una sentenza di condanna e 10 anni di attesa:

“Dieci anni di processi
L’annosa vicenda giudiziaria si è chiusa a dieci anni di distanza con la sentenza dei giudici della corte d’Appello di Milano: i cugini Vito e Salvatore Marino sono stati condannati all’ergastolo per il massacro di Angelo Cottarelli, la moglie Marzenne Topor e il figlio Luca. La strada per la giustizia non è stata priva di ostacoli: i siciliani (Dopo la strage si erano dati alla latitanza: Salvatore era stato preso in Spagna, Vito in provincia di Trapani) erano stati assolti in primo grado nel 2008 e condannati all’ergastolo in Appello a Brescia nel 2010. Nel 2011, la Cassazione aveva annullato la sentenza disponendo un appello bis a Milano, che si era concluso con la conferma dell’ergastolo. Nel 2014 la sorpresa: la Cassazione annulla il carcere a vita e dispone un altro processo d’appello, ancora a Milano. Il 31 maggio 2016, finalmente, la vicenda si è chiusa con le condanne all’ergastolo per i cugini trapanesi.

La testimonianza di Grusovin
Decisiva è stata la testimonianza del faccendiere Dino Grusovin, «contabile» dei Marino fermato in Svizzera, dove viveva sotto falso nome, nel 2013. Il suo ruolo nel massacro non è mai stato del tutto chiarito, è stato condannato per concorso anomalo in omicidio volontario a 20 anni ed è stato il grande accusatore dei Marino. La sua testimonianza è stata giudicata attendibile dall’accusa: i Marino gli pagavano lo stipendio e il sedicente architetto triestino non potrebbe che aver detto la verità. «Ci sedemmo tutti al tavolo della cucina», per parlare di soldi. «È iniziata una discussione pacata sulla cifra che Cottarelli avrebbe dovuto dare ai Marino per le sue fatturazioni fasulle: chiedevano mezzo milione di euro» – la percentuale sull’Iva – più «un risarcimento del danno per le ricevute bancarie incassate». Ma Angelo «diceva che aveva già sistemato tutto con Francesco Tartamella», altro personaggio con cui era in affari. Quindi «i toni si sono accalorati. Ricordo una spinta di Salvatore a Cottarelli» e «due pistole»: una calibro 22 e un revolver calibro 38. Grusovin continua: «Abbiamo dovuto ucciderli tutti» Li legarono con delle fascette di elettricista massacrandoli con colpi di pistola e coltellate. Oltre alle sue dichiarazioni (ribadite la scorsa udienza) per l’accusa esiste una serie di ulteriori riscontri: le testimonianze dei vicini, l’auto noleggiata a Linate, i contatti telefonici.


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