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Streghe bambine di Albenga: ultimi studi dicono che…

SAVONA – Streghe bambine di Albenga: gli ultimi studi effettuati nel laboratorio Beta Analytic di Miami, da una parte confermano che le ossa di uno dei due scheletri, ritrovati nell’area archeologica di San Calocero, apparteneva a una tredicenne sepolta a testa in giù tra il 1440 e il 1530, (forse ritenuta posseduta perché affetta da scorbuto), dall’altra gettano nuova luce sul secondo scheletro, ritrovato lo scorso ottobre. Quest’ultimo appartiene a una donna di 16 anni e presenta segni di bruciature profonde sul bacino e sul torace.

Gli esami high-tech eseguiti con metodo del carbonio-14 dal Beta Analytic, lo stesso laboratorio che nel 2002 fu scelto per un ricontrollo archeometrico sulla Sacra Sindone, rivelano che la sepoltura del secondo cadavere risale al periodo tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, dunque in epoca di caccia alle streghe, quando ormai il convento di San Calocero era stato abbandonato e trasferito in città. Secondo quanto riportato dal Secolo XIX, il direttore degli scavi, Philippe Pergola, ha specificato:

“Ai tempi si trattava dunque di un luogo sconsacrato. La ragazza è stata gettata in una grossa fossa di scarico aperta nella navata principale: presenta chiari segni di una combustione”.

Stefano Roascio e Elena Dellù, due archeologi che stanno lavorando agli scavi

“non escludono la possibilità che si tratti di un fatto di cronaca nera o che questa persona fosse affetta da una malattia contagiosa e, per questo, il suo corpo sia stato dato alle fiamme”.

Questo spiegherebbe perché il suo corpo è stato bruciato. Certo è che quella ragazza era considerata “scomoda”. Ma soprattutto, perché è stato scelto proprio un luogo sconsacrato? Viceversa, per quel che riguarda la prima donna, perché fu sepolta nei pressi di una chiesa, quando ancora era tale? Una posizione inspiegabile, considerando il trattamento riservato a quel corpo.

“Sappiamo troppo poco, per ora, del complesso di San Calocero successivamente alla traslazione del convento per cercare spiegazioni razionali, specifica Roascio – Il fondo venne comprato dalla famiglia Peloso Cepolla ma non sappiamo come venisse impiegata l’ex chiesa del convento”.

 


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