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Studente con la meningite: psicosi in una scuola romana

ROMA – Meningite da meningococco. E scatta la paura tra i compagni di scuola nell’istituto alberghiero Domizia Lucilla, in via Cesare Lombroso, zona Trionfale a Roma. Un quindicenne è stato ricoverato infatti sabato scorso, 30 aprile, in mattinata e, in poco meno di quarantotto ore, tra studenti e genitori si è scatenato il panico, alimentato da voci e soprattutto silenzi. La comunicazione Asl, con indicazione delle misure da adottare, è stata pubblicata sul sito dell’istituto solo lunedì, poco dopo le 13, quando, secondo molti genitori, era ormai “troppo tardi”.

La notizia viene riportata da Valeria Arnaldi per Il Messaggero:

“Non ho mandato mio figlio a scuola, ho paura – dice Amalia, madre di uno studente coetaneo del ragazzo, che studia in un’altra sezione – Lui ha capito la gravità della situazione ed è spaventato. Dovrebbero chiudere l’istituto, è questione di sicurezza. Chi può fa rimanere i figli a casa, ma il mio deve sostenere un esame – afferma Lavinia, madre di un ragazzo al terzo anno – Dicono che il rischio sia solo per contatti stretti e prolungati ma in istituto condividono laboratori e cucine, è impossibile stare tranquilli. Il medico mi ha consigliato la profilassi. Anche per noi genitori”.

La Asl è stata chiara: alla profilassi sono tenuti solo «familiari, compagni di camere da letto, compagni e professori della stessa classe», tutti gli altri «non sono considerati soggetto a rischio», ma in istituto è scoppiata quella che la dirigente scolastica Ida Paladino, non esita a definire «una vera psicosi. Sono state prese tutte le misure necessarie, il ragazzino è ricoverato ma sta bene – spiega – il contagio non è avvenuto in aula ma in discoteca. Una compagna di classe poi ha accusato un malessere che però non aveva nulla a che fare con la meningite. I genitori degli allievi ci hanno tempestato di chiamate, li abbiamo tranquillizzati. Abbiamo fatto venire un medico a scuola per spiegare la situazione agli studenti. L’istituto è sicuro, non c’è motivo per chiuderlo».

 


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