Cronaca Italia

Studente denuncia: “Per alternanza scuola-lavoro mi hanno mandato in un campo rom”

Studente denuncia: "Per alternanza scuola-lavoro mi hanno mandato in un campo rom"

Studente denuncia: “Per alternanza scuola-lavoro mi hanno mandato in un campo rom”

MILANO – Gli studenti italiani con la riforma della scuola stanno sperimentando l’alternanza con stage per affacciarsi al mondo del lavoro. Un’idea di base ottima, ma spesso gli studenti si trovano a fare lavoretti che poco hanno a che vedere col loro percorso di studi. Uno studente di 17 anni della provincia di Milano proprio per l’alternanza scuola-lavoro si è ritrovato a fare uno stage in un campo rom e in una lettera a Libero ha denunciato: “Ho affrontato stage che non avevo scelto e mi è stato imposto”.

Claudio Cartaldo sul quotidiano Il Giornale ripora alcuni estratti della lettera inviata dal giovane, che sostiene che l’alternanza scuola-lavoro sia stata organizzata male e così il giovane si è ritrovato a fare uno stage che non aveva scelto e a prestare servizio in un campo rom, con tanto di corso sulla loro cultura:

“Sono uno studente del quarto anno di un liceo classico della provincia di Milano – scrive il 17enne – e posso dire che questo provvedimento è stato non solo confusionario e caotico nel realizzarsi, ma ha causato diversi problemi nello svolgimento dei programmi previsti (…). Dopo due anni di alternanza scuola-lavoro ho abbastanza esperienza per dire che il progetto è stato organizzato male”. Il perché è presto detto: “Quest’anno – scrive il giovane studente – mi sono trovato ad affrontare degli stage che non avevo scelto, ma che mi sono stati imposti per una mancanza di ore. Ho dovuto frequentare un corso sulla cultura e la storia del popolo nomade. Non so precisamente in che ambito del progetto alternanza scuola-lavoro possa essere collocato in quanto non si trattava di un ente culturale, ma di un corso di quaranta ore tenuto in un centro di istruzione da un professore”.

Avete capito, insomma? Un corso di cultura rom. Fondamentale, è evidente, per la formazione culturale dei nostri giovani. Ma non è tutto. Perché la vicenda non si conclude alle sole lezioni orali. “Il programma – spiega il 17enne – prevedeva delle lezioni in sede in cui vi era la possibilità di conoscere la storia del popolo rom, integrate con ospiti rom e sinti che raccontavano la loro esperienza, e alcune visite presso campi rom di Milano. (…) Le lezioni sono state svolte in modo poco oggettivo: i rom venivano giustificati anche per quanto riguarda la criminalità che caratterizza i campi nomadi. Quando, dalla nostra scuola siamo stati portati in un campo rom, tutti – compreso me – siamo rimasti sorpresi da quanto fossero ben tenuti, ricchi e ordinati. I rom che abbiamo conosciuto sono stati molto gentili ed educati, ci hanno offerto da bere ecc… Quello che mi stupisce è che ci sia stato fatto vedere solo questo lato dei campi rom. Non abbiamo sentito neanche una voce fuori dal coro rispetto al loro modo di vivere”.

Il ragazzo si è poi scusato per non firmare col suo cognome, ma ha espresso il timore di venire bocciato:

San raffaele

“Sono convinto che sia sbagliato generalizzare parlando male di tutti i rom – continua il ragazzo – (…) è che ancora non capisco come un progetto di questo tipo fosse inerente all’alternanza scuola-lavoro, io l’ho accettato solo perché mi avrebbe portato quaranta ore da togliere alle duecento, ma penso che sarebbe stato più utile per qualcuno che è interessato. Scusate se non firmo con il cognome questo sfogo, ma ho paura di essere bocciato”.

To Top