Cronaca Italia

Stupri Rimini, Guerlin Butungu linciato sui social: è il capobranco

Stupri Rimini, Guerlin Butungu linciato sui social: è il capobranco03

Guerlin Butungu, il presunto capobranco di Rimini

RIMINI – In poche ore, cioè da quando è stata resa nota l’identità del presunto capo della banda di stupratori di Miramare di Rimini, si è scatenato un vero e proprio linciaggio sui social contro Guerlin Butungu.

Il profilo Facebook del ventenne congolese, fermato nella notte mentre cercava la fuga in treno alla stazione di Pesaro, è stato letteralmente preso d’assalto da decine di messaggi di insulti.

Tra i commenti ad un post pubblico del 17 luglio in cui il giovane piange in francese un suo amico recentemente scomparso, sono tanti quelli che augurano a lui la morte e che fanno riferimento alla necessità della pena capitale, con diverse offese razziste.

Uno dei post più recenti di Butungu è del 3 luglio, giorno del suo compleanno, quando il giovane ringraziava Dio per averlo protetto sin qui.

Butungu, l’ultimo dei quattro componenti del braco che ha brutalizzato e violentato prima la coppia polacca al bagno 130 di Rimini e poi la trans peruviana sulla statale è incensurato. E’ l’unico maggiorenne del gruppo, considerato il capo, colui che si imponeva sugli altri anche durante lo stupro “faccio io”. Butungu era arrivato in Italia nel 2015 come rifugiato, risiedeva a Vallefoglia nel pesarese e aveva confessato agli altri di voler scappare in Francia doveva aveva una “tana” in cui nascondersi.

Al momento dell’arresto era armato. Aveva un coltello e alle 2 di notte era già sfuggito alla cattura nel centro di Pesaro. Gli uomini dello Sco e della mobile di Rimini e Pesaro lo avevano intercettato in bicicletta all’altezza del parco Miralfiore. Lui si è accorto di essere circondato ma non si è arreso. Ha abbandonato la bicicletta e si è gettato all’interno del parco dove ha fatto perdere le tracce. Ma aveva con sé il cellulare: così la polizia è riuscito a localizzarlo. Nella fuga ha perso anche i documenti. A quel punto non c’erano più dubbi: il ventenne aveva una sola possibilità: salire su un treno.

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