Cronaca Italia

Stupri Rimini, il padre dei fratelli marocchini: “Li ho convinti io a consegnarsi. Ora devono pagare”

Stupri Rimini, il padre dei fratelli marocchini: "Li ho convinti io a consegnarsi. Ora devono pagare"

Stupri Rimini, il padre dei fratelli marocchini: “Li ho convinti io a consegnarsi. Ora devono pagare”

RIMINI – Ha riconosciuto i suoi figli nelle foto diffuse dai giornali e li ha convinti a consegnarsi. A parlare, dopo la clamorosa svolta, è il padre dei due fratelli marocchini che ieri si sono presentati in caserma per ammettere il loro coinvolgimento nel duplice stupro avvenuto a Rimini la settimana scorsa.

Intervistato dal Resto del Carlino il padre dei due ragazzi ha raccontato: “Gli ho detto di andare subito dai carabinieri. Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna. Se hanno fatto una cosa del genere devono pagare”.

Il padre, 51 anni, ha spiegato di aver riconosciuto i figli dalle foto diffuse sui giornali e che ieri il figlio 17enne è tornato a casa piangendo. “Mi ha detto che lui era con suo fratello e altri due loro amici, un congolese e un nigeriano, a Rimini. Hanno partecipato allo stupro di cui si parla da giorni”.

L’uomo ha altri due figli, fa il saldatore ed è in Italia da anni. Il figlio più grande, che come l’altro frequenta l’alberghiero, ha raccontato il padre, “mi ha detto che quello maggiorenne li ha costretti ad andare a Rimini, che gli prometteva soldi se loro magari rubavano qualche cellulare e poi lo rivendevano a lui. Che li ha fatti bere, una birra in un locale, una in un altro…”.

Sempre il maggiore gli ha detto “che il congolese ha puntato la ragazza polacca e ha detto ‘a questa ci penso io’. Il congolese la picchiava, le tirava gli schiaffi. Lui ha provato a dirgli ‘Lasciala fare, perché fai queste cose’. Ma poi l’ha trascinata lontano da loro e ha continuato”.

Che cosa ha detto ai ragazzi quando ha capito che erano loro? “Che dovevano dire la verità e che non dovevano stare zitti per una settimana intera. E che sono stati fortunati. Io lo so come funziona il giro. Gli errori li ho fatti anche io. Mi sono ubriacato, ho rubato, ho fatto risse. Quindi, primo, con la transessuale hanno rischiato perché potevano essere rintracciati dal protettore. Ma poi hanno rischiato anche per la violenza alla donna polacca. Perché, lo dico chiaro, se qualcuno violenta una delle mie donne, mia moglie o mia madre o mia figlia, io lo ammazzo”.

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