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Uomini che stuprano le donne: il maresciallo Gatto e il clandestino Sadik

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ROMA – Mettiamoci per un momento nei panni di una ragazza polacca che ha subito uno stupro durato due giorni all’interno di una caserma di carabinieri. Oppure in quelli di una giovane tunisina stuprata ripetutamente durante la traversata del Mar di Sicilia e di nuovo nel centro di accoglienza di Lampedusa. Due ragazze giovani in evidente stato di difficoltà: la prima era accusata di un piccolo furto (due Nintendo al supermercato), la seconda si era unita alla carovana dei disperati in fuga dal proprio paese. E’ vero che se una cosa è andata male non è detto che non possa andare peggio. Ma peggio di incontrare due uomini che ti scavano una tale fossa di umiliazione e violenza non si può.

Massimiliano Gatto, carabiniere stimato e rispettato dalla popolazione ignara, è il maresciallo dei carabinieri che sostituisce il comandante della Stazione dei Carabinieri di Parabiago (Milano). Per la Procura è uno stupratore seriale: oltre alla giovane polacca avrebbe abusato sessualmente di altre 7 donne. Altri 4 casi che lo riguardano sono così lontani nel tempo che sono già caduti in prescrizione. Sadik Mansouri, cittadino tunisino, 32 anni, è ritenuto il capo dell’organizzazione che ha permesso il cosiddetto viaggio della speranza. Nel centro di accoglienza avrebbe costretto la giovane tunisina a presentarsi come sua moglie per essere sistemata nella sua stessa stanza.

Due vite, due carriere distinte in tutto e per tutto, si sarebbe detto. Se non fosse per quella malattia dell’anima, prima che del cervello, di calpestare le donne incontrate. La guardia e il trafficante di uomini usano violenza su donne delle quali annusano la debolezza esistenziale prima dell’eventuale bellezza. O forse le ritengono “appetibili” proprio perché disarmate. Approfittano della misera porzione di potere di cui sono investiti, per scatti di carriera o meritocrazia criminale. Occupano i luoghi in cui lavorano come satrapi trasformandone la destinazione d’uso, macchiandone le finalità edificanti. Pensate la caserma dei carabinieri, infangata insieme a l’immagine di tutta l’arma. Oppure la tragica ironia del termine “accoglienza” associato a un centro di detenzione e adesso di stupro.

Il maresciallo sono venuti a prenderlo i suoi stessi colleghi. Il pm di Milano che ha disposto l’arresto si chiama Cristiana Roveda: è titolare del dipartimento dei reati contro i soggetti deboli. Se esiste un dipartimento così nominato significa che qualche cognizione di umanità è rimasta e spinge ad agire nella direzione giusta, nonostante un  maresciallo Gatto. O un sadico clandestino.