Blitz quotidiano
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Suicida a 24 anni perché non trova lavoro

CIMADOLMO (TREVISO) – Suicida a 24 anni perché non riusciva a trovare un lavoro. O meglio, un lavoro degno di questo nome. Perché Giacomo Sanson, diplomato in ragioneria, di lavoretti a tempo ne aveva trovati diversi. Ma lui cercava un lavoro che rispettasse i suoi studi e che potesse permettergli di fare quello che in molti altri Paesi è normale: progettare il proprio futuro, andare via da casa dei genitori e costruirsi la propria indipendenza e magari anche una propria famiglia.

Ma dopo l’ennesimo colloquio di lavoro andato a male Giacomo ha preso una corda e si è ucciso nella casa in cui viveva insieme al padre, pensionato, e alla madre, dipendente delle Poste. Che ora, ovviamente, sono distrutti dal dolore.

La notizia è riportata, tra gli altri, dal Gazzettino, che scrive.

Un senso di inadeguatezza e di frustrazione. Cercava un’occupazione stabile, si arrangiava con qualche lavoretto con contratto a chiamata, ma la svolta, quella vera, non arrivava mai, per costruire il proprio futuro. Un’attesa, interminabile, snervante che lo aveva scaraventato giù, in basso, sul fondo del tunnel della depressione. Una spirale da cui non riusciva a uscire, trovare un sottile filo di speranza. Mercoledì l’ennesimo colloquio. Niente da fare. Ieri pomeriggio questo filo si è definitivamente spezzato con la scelta più tragica, quella ritenuta ormai inevitabile per porre fine ad una sofferenza che non aveva più fine. Sono passate da poco le 14.30 quando Giacomo Sanson, 24 anni, decide di farla finita nell’abitazione di via Campagnola, in cui viveva con i genitori. Una corda attorno al collo. Il buio. La fine. Quando il padre ha scoperto il proprio figlio, ormai agonizzante, impiccato nella sua stanza è troppo tardi. Parte una chiamata al 118 e dal Cà Foncello di Treviso si alza l’elicottero del Suem che atterra nel piazzale dell’azienda «Luca trasporti», che confina proprio con l’abitazione in cui viveva il 24enne. Quando i medici giungono sul posto non c’è ormai più nulla da fare: non resta che certificare la morte del ragazzo, per asfissia.

(…) Prima di uccidersi il 24enne aveva preparato il pranzo, si comportava normalmente, come nulla fosse. Giacomo aveva studiato ragioneria presso l’istituto «Brandolini» di Oderzo e poi si era subito impegnato nella ricerca di un lavoro in cui sentirsi realizzato, appagato, ma era riuscito ad ottenere solo qualche piccola occupazione. Da qualche tempo usciva poco con gli amici e spesso non rispondeva neppure più al telefono, anche alle chiamate di chi gli offriva qualche lavoretto. L’ultima proprio ieri mattina. «Non rispondo neanche, è la solita delusione»: aveva detto stizzito ai genitori.


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