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Tangenti in appalti opere pubbliche e ferrovie: 14 arresti in Lombardia

MILANO – Aver accettato mazzette e tangenti per appalti e sub-appalti di opere pubbliche, tra cui anche la costruzione di linee ferroviarie. Questa l’accusa con cui la mattina del 3 ottobre sono finite in manette 14 persone in Lombardia, tra cui Davide Lonardoni, 45 anni di Varese, dirigente di NordIng, società del gruppo Ferrovie Nord Milano. Gli imprenditori coinvolti sarebbero originari di Bergamo e della Calabria e sulle presunte tangenti ci sarebbe l’ombra della ‘ndrangheta.

Tra le 11 persone finite in carcere (per tre, invece, sono stati disposti i domiciliari) c’è anche Pierino Zanga, imprenditore bergamasco, “formalmente mero dipendente all’interno delle varie società, ma di fatto ‘dominus’ di un circuito di società che si sono aggiudicate vari subappalti per la realizzazione di opere pubbliche”.

Numerose perquisizioni sono state eseguite e le accuse a vario titolo per gli arrestati sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, truffa ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta, l’intestazione fittizia di beni e complessi societari.  Tra le opere pubbliche finite nel mirino della Finanza, anche la commessa relativa alla linea ferroviaria che collega il terminal 1 al terminal 2 dell’aeroporto di Malpensa.

Nell’ambito dell’operazione ‘Underground’, coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Milano Ilda Boccassini e dal pm Bruna Albertini, il Nucleo di polizia tributaria della Finanza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alessandra Simion a carico di 14 persone, accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata

“alla commissione di reati di corruzione diretta all’acquisizione di subappalti di opere pubbliche realizzate in Lombardia”.

Contestati anche reati di natura fiscale, per presunta “utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti” e “indebite compensazioni”, e poi ancora la truffa ai danni dello Stato, la bancarotta fraudolenta, l’intestazione fittizia di beni e complessi societari e la “illecita concorrenza realizzata attraverso minaccia e violenza”.

Stando alle indagini, la presunta associazione per delinquere sarebbe stata composta da vari imprenditori “avvalendosi di diverse società operanti nel settore dell’edilizia”, anche intestate a prestanome e apparentemente prive di legami tra loro. Gli approfondimenti di indagine, con una complessa attività di polizia giudiziaria e tributaria, hanno portato all’accertamento anche di presunte violazioni di natura penale e tributaria e di “attività distrattive del patrimonio di alcune società coinvolte, in relazione alle quali – come spiega la Gdf – il Tribunale ha dichiarato il fallimento” con ipotesi di bancarotta per i “titolari di fatto”.