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Taranto tangenti ufficiali Marina arrestati. Poi ispettori, arrestano pure loro

TARANTO – Ufficiali della Marina arrestati nel 2014. Tangenti sulle forniture. La Marina manda quindi a tutto controllare, appalti e forniture,  un ispettore e la sua assistente e arrestano pure loro. Così per la prima volta finisce in carcere anche una donna soldato. Si chiama Francesca Mola, ha 31 anni ed è tenente di vascello. E avrebbe dovuto essere l’assistente del capitano di vascello Giovanni Di Guardo, mandato a controllare la situazione dopo gli arresti di due anni fa. Sarebbe stata proprio Mola, secondo le intercettazioni riportate da Giuliano Foschini su La Repubblica, a suggerire agli imprenditori come agire per truccare gli appalti senza “finire tutti in galera”:

“La sintassi, che diavolo non dico tanto, ma almeno la sintassi. (…) E mi raccomando non faccia proprio la copia, altrimenti finiamo tutti in galera”, avrebbe detto Mola, arrestata con l’accusa di corruzione nell’ambito della gara bandita dalla Marina militare per il servizio di pulizia e sanificazioni per i prossimi tre anni a Taranto e Napoli.

Quel servizio, se non fosse intervenuta la Guardia di Finanza, sarebbe andato alla ditta Teoma dell’imprenditore Vincenzo Pastore, arrestato nei giorni scorsi per le presunte mazzette al capitano Giovanni Di Guardo, capo della Maricommi della Marina anche lui arrestato, e alla sua assistente, la tenente Molo.

Le intercettazioni telefoniche rivelerebbero, secondo quanto scrive Foschini su Repubblica, che Di Guardo, mandato a Taranto per “moralizzare” dopo lo scandalo tangenti del 2014, avrebbe applicato “la legge del 10 per cento” su ogni appalto. Ovvero, spiega Foschini, “incassavano una mazzetta di un decimo del valore dell’affidamento”. Otto gli arresti, all’epoca.

Di Guardo venne scelto dalla Marina per “ripristinare chiarezza e trasparenza”, sorvolando sul fatto che in passato, scrive Foschini, era stato condannato per truffa. Di Guardo viene arrestato lo scorso giovedì mentre sta intascando, secondo l’accusa, una tangente da 2.500 euro, che, sempre secondo la tesi degli inquirenti, sarebbe un acconto di una tangente ben più corposa da 200mila euro pagata da Pastore.

Di Guardo si è difeso sostenendo che si tratta del prezzo per la vendita di un’auto. Ma gli atti, spiega Repubblica, dicono altro.

Pastore partecipa alla gara. Ma la sua proposta è peggiore di quella delle ditte concorrenti. Così Di Guardo, secondo l’accusa, gli fa capire cosa può fare per aggiudicarsi l’appalto. “Non abbiamo ancora cominciato ed è venuto con questi!”, avrebbe detto il capitano alla compagna sventolando una busta, secondo le intercettazioni riportate da Repubblica.

Di Guardo, però, non poteva fare tutto da solo. Così avrebbe coinvolto Francesca Mola, tenente che Di Guardo aveva portato con sé da Roma per “moralizzare”.

E lui, dicono le intercettazioni, ridendo raccontava alla compagna:

“Sono tutti convinti che sia la mia amante! Ma io ‘l’ho presa e l’ho messa là perché ho capito che a questa qua i soldi gli piacciono!”. “Lei che ci guadagna?”. “Quaranta, cinquantamila euro (…) Su quello che guadagna quello (ndr, l’imprenditore) poi dopo facciamo le parti (…) magari le costruiscono una parte di casa invece di dargli i soldi: che so il soggiorno, la cucina, il tinello”.

 

Mola avrebbe incontrato in un appartamento a Taranto Pastore e avrebbe trovato la soluzione per farlo vincere, nonostante la proposta concorrente fosse “molto migliore”: gli consegna, secondo quanto scrive Repubblica, il progetto dell’altra ditta per copiarlo, con qualche modifica. E sarà poi la stessa Mola,

“che detiene tutte le offerte tecniche presentate dalle imprese partecipanti alla gara – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – a provvedere materialmente alla sostituzione, apponendo, la nuova offerta tecnica, in allegato al primo foglio di quella già depositata, in quanto recante la firma apposta da tutti i componenti della commissione il 4 agosto 2016, data di insediamento del seggio”. “Voi me ne date uno così” spiega nella riunione operativa il tenente ai due, indicando il progetto dell’imprenditore avversario che Pastore stava fotografando. “Che poi io poi vi do questa, la prima pagina, e la mettete sopra”.

Adesso, però, sia Francesca Mola, sia Giovanni Di Guardo sia Vincenzo Pastore sono finiti in carcere. Ma l’indagine, avvertono gli inquirenti, è solo all’inizio.

 


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