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Tentato rapimento Ragusa, pm: “Nessuno mi è stato vicino, ma il codice è con me”

RAGUSA – Si dichiara offesa e indignata Giulia Bisello, il sostituto procuratore di Ragusa, finita nell’occhio del ciclone per il caso Lubhaya. La colpa della Bisello sarebbe quella di aver rilasciato l’uomo, l’indiano quarantatreenne che avrebbe tentato di rapire una bambina a Scoglitti, nel ragusano, ma lei si difende dicendo che la legge sarebbe dalla sua parte.

Come riporta Il Corriere della Sera, attorno alla Bisello la procura ha fatto quadrato. Al primo incarico della sua carriera, il sostituto procuratore è spalleggiato dal suo capo, il procuratore Carmelo Petralia.

“Il reato per cui si può procedere è il tentato sequestro di persona, reato aggravato perché in danno di minore” spiega Petralia, magistrato che viene dall’antimafia e che aveva seguito il terribile caso del piccolo Loris. “Un reato che prevede una pena da 1 a 10 anni. Ma per chiedere una convalida del fermo eseguito dalla polizia la pena minima deve essere per legge di 2 anni. Qui siamo al di sotto della soglia minima. Ecco perché non abbiamo decretato il fermo. Non si può. E se lo chiedessimo il Gip lo rigetterebbe”.

Ascoltate tutte le parti, il quadro emerso non avrebbe permesso di chiedere la custodia cautelare. Aggiunge il sostituto procuratore che “Il fatto viene considerato dal codice di una gravità minima, anche se comprendiamo che tutto questo allarma i genitori, infastiditi, indignati… L’indiano si è limitato a tenere in mano la bimba per meno di un minuto, sotto gli occhi del padre che se l’è fatta subito restituire. Senza che l’indiano opponesse diniego, senza fuga…”.

Se il codice dà ragione alla Bisello, il popolo del web non sembra comunque dar pace al sostituo procuratore. “Non c’è stata nessuna solidarietà” ha detto la donna, riferendosi alla gogna mediatica a cui è stata esposta negli ultimi giorni.


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