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Terremoto Amatrice, bambino sotto le macerie trovato morto

AMATRICE (RIETI) – Non ce l’ha fatta il bambino di 11 anni sepolto vivo sotto le macerie della sua casa ad Amatrice, il paese in provincia di Rieti devastato dal terremoto che ha colpito il Centro Italia nella notte tra martedì e mercoledì 24 agosto. All’inizio della giornata ai soccorritori aveva dato segnali di vita. Ma quando è stato estratto, nella prima serata di mercoledì, il piccolo era ormai morto.

Amatrice è ormai un paese fantasma. Come ha detto il suo sindaco, Sergio Pirozzi, “Il paese non esiste più”. Corso Roma, la via principale di Amatrice, ha un fronte che la taglia a metà fatto da una collina di macerie, gran parte frutto del Comune che è venuto giù tutto intero. Non che il Comune sia inagibile, come l’ospedale o la stazione dei carabinieri. Semplicemente non esiste più. Non c’è una casa del centro storico che non sia da abbattere o pericolante se ad atterrarla non ci ha già pensato il terremoto. Anche le parallele ai lati del corso sono nelle stesse condizioni: impraticabili per crollo totale.

Il lavoro dei soccorsi è partito dopo poco meno di un’ora dalle 3:36, e all’alba tutti i fronti erano predisposti: vigili, forestali, volontari, a mani , con pale, corde e picconi. Sono stati estratti vivi in parecchi, Irina, Natale, Yuri dopo ben nove ore sotto le macerie. Per il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, questa volta lo Stato ha funzionato, considerando tutte le difficoltà della geografia del territorio.

Assieme alla soddisfazione per le salvezze, c’è anche chi non ce l’ha fatta, come il bambino di undici anni estratto morto in serata. Non ce l’hanno fatta i piccoli gemelli di sette anni Simone e Andrea, le due ragazze afghane ancora non recuperate, le tre suore con le quattro ospiti dell’ospizio a cui sono crollati due piani sulla testa, che ancora non si aggiungono alla decina di cadaveri che verranno via via deposti nelle due zone distinte a nord e sud delle macerie del centro storico.

Quale che sia la contabilità dei morti, Amatrice la scorsa settimana, quella del Ferragosto, era strapiena, più di ora, e più di uno ha parlato di strage mancata. Ma se questa tragedia fosse accaduta domenica prossima quando sarebbe stata prevista la sagra cult degli spaghetti all’Amatriciana, sarebbe stato comunque peggio. Chi si è salvato ha parlato di un vero blitz del sisma, una scossa lampo: “Dieci secondi e tutto giù per terra”, ha detto Marco. “Faceva su e giù in modo secco, non dondolava, sussultava”, ha spiegato Don Fabio.

“Quando ho visto che la storica porta di Amatrice era andata giù, ho capito il dramma – ha detto il sindaco Pirozzi – il paese non esiste più ma risorgeremo. Il difficile sarà riparare la contabilità dei morti e dei danni, svuotare le macerie, evitando gli errori fatti all’Aquila, 30-40 chilometri in linea d’aria, l’altra grande tradita dalla terra quasi sette anni fa”.

 

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