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Terremoto Centro Italia, “8 fabbricati su 10 in zone a rischio non avrebbero retto”

RIETI – “Otto fabbricati nelle zone ad alto rischio non reggerebbe un terremoto come quello della scorsa notte. Crollerebbero tutti”: a dirlo è Alessandro Martelli, ingegnere sismico, e presidente del Glis, l’Istituito dall’associazione nazionale italiana di ingegneria sismica. Intervistato da Melania Carnevali del Fatto Quotidiano, Martelli ha chiarito che a rischio sono scuole, ospedali, caserme, prefetture, ossia i luoghi considerati strategici in caso di terremoto.

L’80% è la percentuale di costruzioni storiche in Italia, che sono state realizzate prima del 1981, quando, dopo il sisma che devastò l’Irpinia, venne introdotto l’obbligo del rispetto di specifiche norme antisismiche per le costruzioni.

“Il problema grave di questo territorio, spiega a ilfattoquotidiano.it Martelli, è l’enorme patrimonio edilizio del Paese, che è vecchio e non è in grado di sostenere questi terremoti”.

Come sottolinea Ivan Francese sul quotidiano Il Giornale24 milioni di persone (più di un italiano su tre) vive in una zona definita a rischio sismico 1, il maggiore. La zona che comprende l’Appennino dalla Toscana a sud e parte della Sicilia.

A rischio sono soprattutto gli edifici scolastici, come ha spiegato un altro esperto al Fatto Quotidiano:

Secondo il sismologo Massimo Cocco, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), ben il 50% delle scuole è stato costruito prima del 1981. La normativa però non impone né l’adeguamento sismico, né il miglioramento sismico, se non nel caso di lavori che interessino le parti strutturali. E questo riguarda sia i privati sia il pubblico. I Comuni e le Regioni sono obbligati solo – da una legge introdotta nel 2002 dopo il terremoto in Molise, dove crollò una scuola, e operativa solo dal 2012 – a uno studio di vulnerabilità dei palazzi di loro proprietà. Ossia a verificare se sono sicuri o meno. Punto. Poi, di fatto, possono rimanere come sono: sicuri o no.

Perché? I finanziamenti: nel Paese più insicuro d’Europa dal punto di vista sismico (insieme a Grecia e Turchia), si contano con il contagocce. “Il governo dovrebbe stanziare ogni anno una somma nella sua Finanziaria per arrivare alla sicurezza nel giro di un decennio – commenta Martelli, ingegnere sismico – E invece ogni anno dicono che non ci sono soldi, aggravando la situazione. Poi, quando ci sono terremoti di questo tipo, si spende tre volte tanto di quello che si saprebbe dovuto spendere. In Giappone, un sisma del genere, non avrebbe fatto notizia perché hanno investito molto nell’edilizia”.

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