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Terremoto Centro Italia come L’Aquila, Protezione Civile: “Durerà”

Terremoto Centro Italia

ROMA – Terremoto Centro Italia: “Possibili altre scosse come la prima”. Paragonabile a quello devastante dell’Aquila, il terremoto che ha distrutto Amatrice non è purtroppo un fenomeno concluso. Se sono fisiologiche le scosse legate al fenomeno dello sciame sismico, non si possono escludere altre scosse della stessa intensità di questa notte.

“Un terremoto di magnitudo 6.0 si porta dietro una coda di repliche sismiche sicuramente numerose però non si può escludere che ci possano essere scosse paragonabili a quella principale”, ha messo in guardia Andrea Tertulliani, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, “stiamo parlando di un’area ad altissimo rischio”.

Come l’Aquila. “Questo è un terremoto di magnitudo importante, è un terremoto superficiale che ha provocato uno scuotimento rilevante. Il valore è paragonabile al sisma de  L’Aquila”. E’ il primo bilancio del capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, nell’incontro stampa a margine del Comitato operativo in corso nella sede della Protezione Civile di Roma insieme ai rappresentanti di tutte le forze dell’ordine.

Continuando nel paragone con il sisma che ha colpito L’Aquila, Curcio ha aggiunto: “E’ chiaro che qui cambia lo scenario nel senso che L’Aquila era una città capoluogo di Regione e importante dal punto di vista numerico. Qui c’è una popolazione più diffusa, quindi immaginiamo che l’impatto sia meno gravoso in termini di vite umane. Ma un evento di assoluto rilievo”.

“Il terremoto ha risuonato in tutta l’Italia Centrale e la maggior parte delle segnalazioni è arrivata da Roma, seguita da Ancona, Perugia, Latina e L’Aquila”, ha detto detto il responsabile del servizio dell’Ingv, Valerio De Rubeis.

Come era accaduto nel terremoto dell’Emilia Romagna del 2012, anche questa volta alcune segnalazioni sono arrivate dal Veneto: “è una curiosità, forse dovuta al fatto che questa parte della Pianura Padana ha una struttura geologica tale da risentire maggiormente i terremoti”, ha osservato De Rubeis.

“Come è facile attendersi, l’unico buco nero riguarda un raggio di 50 chilometri dalla zona dell’epicentro: da lì nessuno ci dà notizie”, ha aggiunto. “Ma questo è normale e assolutamente comprensibile: è una mancanza di informazione che ci dà informazione. Ci sono infatti – ha rilevato – mille motivi per i quali da quelle zone non arrivano i questionari, dalla mancanza di elettricità e connessioni internet, al fatto che le persone siano scoraggiate”.

Era accaduta la stessa cosa per il terremoto del 2009 a L’Aquila, quando i questionari sono arrivati a distanza di tempo.

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