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Terremoto Centro Italia: faglia appenninica, una maledizione storica

ROMA – Terremoto Centro Italia: faglia appenninica, una maledizione storica. Un terremoto devastante ma di crto un fenomeno sconosciuto o imprevisto. Le fonti classiche, da Cicerone a Tacito – ci ricorda Mario Tozzi su La Stampa – riferiscono di case crollate per “i frequenti terremoti” a nord di Roma, nell’alto Lazio a ridosso della valle del Tevere.

E’ la faglia appenninica che, sollecitata dai movimenti tettonici della grande placche, continua a stirarsi, meglio, un sistema di faglie allineate che agisce a 20 km di profondità.

A scatenare questi terremoti nella dorsale appenninica è sempre lo stesso meccanismo, generato dal movimento della Microplacca Adriatica che si incunea tra le due grandi placche che tendono a scontrarsi: quella Africana che spinge verso Nord e la Euroasiatica.

Con questo movimento “la Microplacca Adriatica provoca un fenomeno di estensione, ossia una sorta di ‘stiramento’ della crosta terrestre in corrispondenza dell’Appennino con un conseguente allargamento dell’Italia”, ha spiegato il sismologo Alessandro Amato, dell’Ingv. E’ un fenomeno che avviene in modo graduale e incessante, e nemmeno troppo lentamente. Il movimento di espansione è infatti nell’ordine di 2-3 millimetri l’anno, vale a dire circa 1 metro in 200 anni.

C’è una responsabile del terremoto di Accumoli, una responsabile che agisce insieme con altre sue simili in un’area molto vasta che va dal confine Umbria, Marche e Lazio fino alla valle del Tevere. È una faglia (come per tutti i terremoti), ma particolare (come tutte le faglie), frammentata in tanti segmenti allineati, ma non continui, che percorre il sottosuolo dell’Appennino centro-settentrionale fino a oltre 20 km di profondità. Un sistema di faglie che non accumulano energia in silenzio per poi scaricarla in «botte» tremende, ma rare.

Al contrario, si carica di energia elastica come una molla e poi si libera con frequenza impressionante e, a livello geologico, quasi costante. Nel 1328 il terremoto durò tre mesi, nel gennaio del 1703 la grande scossa fu preceduta da numerose altre premonitrici (che qualcuno potrebbe oggi interpretare come coppie sismiche), nel 1831 il terremoto di Foligno durò oltre quattro mesi. La sequenza sismica della Val Nerina (1979) aveva raggiunto il IX grado della scala Mercalli, intensità raggiunta e superata più volte nella regione attorno, ad esempio nel 1997 con la coppia sismica di Colfiorito, paragonabile per energia liberata. (Mario Tozzi, La Stampa)