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Terremoto Centro Italia, oltre 700 repliche. La terra continua a tremare

ROMA – Sono oltre 700 le repliche del terremoto che mercoledì 24 agosto alle 3:36 ha colpito il Centro Italia, radendo al suolo i Comuni di Amatrice e Accumoli, in provincia di Rieti, e di Arquata del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.

E 700 sono solo le scosse di entità importante, non quelle lievi. Alle 350 scosse registrate il 24 agosto si aggiungono le circa 400 che hanno fatto scattare i sismografi dalla mezzanotte in poi. Di queste almeno la metà ha una magnitudo intorno a 2, otto sono state di magnitudo superiore a 3 e, di queste, 2 hanno superato magnitudo 4. “Se oggi i terremoti più forti sono stati otto, ieri erano stati 92 i forti, compresi quello di magnitudo 6.0 e i due di magnitudo superiore a 5″, ha osservato il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Nella sala sismica dell’Ingv cominciano intanto ad arrivare anche i primi dati rilevati dalle nuove stazioni mobili che mercoledì sono state installate nella zona colpita dal sisma, allo scopo di raccogliere il maggior numero di informazioni sulla struttura della faglia.

Le informazioni raccolte in queste ore cominciano a dare i frutti perché adesso i ricercatori sono in grado di tracciare un primissimo identikit della faglia. Si tratta di un quadro molto preliminare, precisa un altro sismologo dell’Ingv, Massimo Cocco, ma “cominciamo ad avere un’idea della deformazione” e “siamo in grado di formulare una prima ipotesi di lavoro sulla geometria della faglia”.

Sono conoscenze importanti, ha spiegato, “perché ci permetteranno di interpretare meglio anche l’evoluzione della sequenza”. Si sta facendo strada l’idea che “la faglia si immerga dall’Adriatico verso il Tirreno, un’ipotesi consistente con le osservazioni geologiche”.

Ad analizzarla in tutta la sua complessità aiuteranno i satelliti, sia quelli della costellazione Cosmo SkyMed dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), sia quelli di Sentinel 1, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il lavoro che i sismologi stanno affrontando in queste ore è ancora più complesso perché i dati dei sismografi e dei satelliti “vanno incrociati con i risultati delle altre osservazioni in corso d’opera, relative alle deformazioni del territorio e all’analisi dei danni”, ha detto il sismologo Andrea Tertulliani, dell’Ingv. “Solo l’insieme di tutte queste informazioni potrà fornire un quadro conclusivo e al momento – ha aggiunto – è impossibile dire quando questo sarà possibile: ci vorranno settimane per elaborare i dati simici e per arrivare a definire la faglia e il meccanismo che ha provocato la rottura, così come per stabilire una relazione fra le caratteristiche della faglia e la distribuzione dei danni”.

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