Cronaca Italia

Terremoto, Cerreto Sannita: rasa al suolo e ricostruita, ha retto al sisma Irpinia

Terremoto, Cerreto Sannita: rasa al suolo e ricostruita, ha retto al sisma Irpinia

Terremoto, Cerreto Sannita: rasa al suolo e ricostruita, ha retto al sisma Irpinia

NAPOLI – Rasa completamente al suolo da un terremoto più forte di quello del 24 agosto e ricostruita secondo criteri ‘antisismici’, almeno secondo quanto ritiene una parte degli studiosi, tanto da resistere in piedi al sisma della vicina Irpinia. Cerreto Sannita, paese della provincia di Benevento con meno di 4.000 abitanti ma con ben 13 frazioni (un po’ come uno dei tanti Comuni del Centro Italia colpiti dal sisma di mercoledì scorso, con pochi residenti ma particolarmente esteso), noto per la produzione della ceramica, resiste agli scossoni della terra grazie alle costruzioni antisismiche. Effetto di un obbligo imposto da leggi recenti? Niente affatto.

Le case a prova di terremoto risalgono addirittura al diciassettesimo secolo, quando si decise di ricostruire il paese distrutto da un sisma particolarmente distruttivo, superiore al decimo grado della scala Mercalli (corrispondente ad oltre il settimo grado della scala Richter), che il 5 giugno 1688 provocò la morte di 4.000 abitanti, addirittura la metà della popolazione esistente.

A firmare il progetto di rinascita il regio ingegnere Giovanni Battista Manni, che a Napoli si occupò del completamento del Pio Monte della Misericordia, su incarico del conte Marzio Carafa, la cui famiglia era feudataria del posto. La città fu ricostruita più a valle e proprio a seguito di quell’evento vi si insediarono i maestri della ceramica.

San raffaele

Per la nuova città furono usati alcuni accorgimenti che l’hanno resa più solida. Grossi blocchi di roccia, sistemi di muratura più ampia, fondamenta stabili, cantine con mura interrate, strade larghe. E poi la particolare predisposizione delle camere: al secondo piano la cucina, al primo la camera da letto per un’evacuazione più veloce.

Per Pasquale Santagata, attuale vice sindaco e per 10 anni primo cittadino del paese, nonché conoscitore della storia locale, “la presenza di una cultura antisismica, di cui ha parlato con cognizione il geologo Mario Tozzi, è un dato di fatto oggettivo. Grossi massi alla base delle pareti, non più di due piani, palazzi con cortile e alle spalle il giardino, strade larghe per consentire la fuga: per le conoscenze dell’epoca è quanto di più evoluto ci potesse essere. E si realizzò una vera e propria svolta. Il paese medievale, costruito con malta e pietre alla rinfusa, si era infatti accartocciato su se stesso”.

Per Santagata il ‘merito’ di Carafa fu quello di far rinascere nel giro di meno di dieci anni il paese. “Era un benefattore? Niente affatto. C’erano 30mila ovini, un forziere per il territorio e la ricchezza che ne derivava non andava persa. E poi Carafa ebbe intuito: chiamò tutti gli artisti napoletani esentandoli per cinque anni dal pagamento delle tasse. Nacque una città della ceramica e si realizzò il miracolo antisismico”.

Di sicuro l’intuizione ha funzionato perché, come ha ricordato qualcuno in questi giorni, nessun danno ha provocato a Cerreto il terribile terremoto dell’Irpinia che fece registrare quasi tremila morti. Non tutti gli studiosi sono d’accordo; tra architetti e geologi, c’è chi sottolinea che il paese sannita si trovava a diverse decine di chilometri dall’epicentro del sisma dell’80. Insomma, non tutti ritengono che la solidità di Cerreto sia effettivamente merito della modalità di ricostruzione del paese, ma c’è chi riconosce comunque che già 300 anni fa in quel centro del beneventano si era agito, come dice l’architetto e autore di diversi studi, Nicola Ciaburri, seguendo una “cultura di protezione civile”, con larghissimo anticipo sulla consapevolezza che è maturata solo in anni recenti e di fronte alle grandi tragedie che si sono verificate.

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