Blitz quotidiano
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Terremoto: chiude Il Tiglio, ristorante amato da critici e gourmet

ROMA – Un ristorante d’eccellenza, apprezzato dalla critica e dai clienti, messo ko dal terremoto. Enrico Mazzaroni, il proprietario, stavolta deve arrendersi al sisma e chiudere, almeno per un po’, Il Tiglio, locale di Montemonaco, Ascoli Piceno. Le crepe sui muri del salone sono evidenti, stavolta serve uno stop. Repubblica racconta qualcosa di questo ristorante:

Glielo dicevano tutti: “Ehi, chef, ma cosa ci fate lassù sui monti, perché non venite sul mare ad aprire un ristorante?”. E invece no, “sono nato qui, che ci vuoi fare?”, rispondeva Enrico Mazzaroni raccogliendo gli ortaggi in campo, o scherzando con la vacca al pascolo prima di dirigere la brigata di otto persone tra sala e cucina. Ci vuole coraggio, ci vuole passione per diventare grandi a Montemonaco, a tre quarti d’ora di curve estenuanti dalla costa, sui monti Sibillini che d’autunno spumano bruma e d’inverno ghiacciano e s’imbiancano. Eppure, prima che il sisma lo mettesse a terra “Il Tiglio” era salito al primo posto nella classifica di TripAdvisor per i ristoranti delle Marche, due forchette per la guida del Gambero Rosso e un cappello per quella dell’Espresso, eccellenza pura in odore di stella Michelin. E adesso addio, “chiuso”.

Il Tiglio aveva resistito al terremoto del ’97, a quello del 2009, a quello del 24 agosto, ma stavolta ha ceduto.

Il 26 ottobre, quando l’epicentro a Castelsangelo sul Nera e Visso si era avvicinato, erano spuntate crepe sottili sul muro esterno e nel salone. Ma la botta micidiale è arrivata domenica mattina, quando i muri del ristorante non hanno retto alla scossa da 6,5 Richter e le crepe si sono squarciate rischiando di far crollare mezza sala. E ora? Enrico è “troppo avvilito” anche solo per ragonare sul da farsi. I vigili del fuoco sono già venuti a decretare l’inagibilità. Nei prossimi giorni arriveranno i tecnici accreditati per compilare le schede Aedes, quelle che verificheranno se l’immobile deve essere demolito o è salvabile. Serve molto denaro, e dopo la ristrutturazione di febbraio le casse non possono permettersi di anticiparlo. Così, in attesa di capire se sia possibile ristrutturarlo e quanto sia semplice e rapido ottenere i contributi pubblici, a Enrico e Gian Luigi non è restato che congedare la brigata e restar lì a osservare quel che resta del Tiglio e del suo mito, il ristorante gourmet fiorito su una roccia come una stella alpina prima di essere spazzato via dal terremoto.