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Terremoto, diga: rischio “effetto Vajont”. Enel rassicura. Ma Delrio convoca riunione

Terremoto, diga: rischio "effetto Vajont". Enel rassicura. Ma Delrio convoca riunione

Terremoto, diga: rischio “effetto Vajont”. Enel rassicura. Ma Delrio convoca riunione

ROMA – Ora si evoca ‘l’effetto Vajont’ per la diga di Campotosto, in Abruzzo, che si trova su una faglia sismica riattivata dalle recenti scosse. A parlare un esperto in materia, il presidente della Commissione Grandi Rischi, Sergio Bertolucci. Ma per l’Enel, che gestisce l’infrastruttura, la diga “è sicura”.  Il ministro Graziano Delrio, però, vuole vederci chiaro ed ha convocato per lunedì mattina una riunione sulle grandi dighe del Centro Italia. E nei territori si scatena il panico.

Il sindaco di Leonessa (Rieti) ha disposto la chiusura “sine die” delle scuole, in seguito agli scenari ipotizzati dalla Commissione. La Grandi Rischi si è riunita due giorni fa, in seguito al terremoto dello scorso 18 gennaio e le valutazioni del gruppo di studiosi non sono per nulla rassicuranti.

Non ci sono segnali, infatti che la sequenza iniziata ad agosto “sia in esaurimento”. E anzi, si legge nella relazione finale, sono possibili nuove scosse fino ad una magnitudo 7 in tre aree contigue alla faglia principale responsabile della sismicità in corso: verso Nord e verso Sud della faglia del Monte Vettore-Gorzano e sul sistema di faglie che collega le aree già colpite dagli eventi di L’Aquila del 2009 e di Colfiorito del 1997.

Una situazione, ha spiegato oggi Bertolucci, “in evoluzione per cui sarebbe pericolosissimo abbassare la guardia, soprattutto per quanto riguarda scuole ed ospedali“. Quanto alle dighe, ha messo in guardia, “nella zona di Campotosto c’è il secondo bacino più grande d’Europa con tre dighe (Sella Pedicate, Rio Fucino e Poggio Cancelli), una delle quali su una faglia che si è parzialmente riattivata e ci possono essere movimenti importanti di suolo che cascano nel lago, per dirla semplice è ‘l’effetto Vajont'”.

Un richiamo che fa paura. La tragedia del 9 ottobre 1963 (1.917 vittime), infatti, fu causata da una frana precipitata nel bacino facendolo traboccare. Dunque, è l’invito dell’esperto, “se si avverte un aumento del rischio, bisogna immediatamente renderlo trasparente alle autorità e alla popolazione”.

Successivamente lo scienziato ha precisato che “non c’è un pericolo imminente di un ‘effetto Vajont’. Da tempo la diga di Campotosto viene studiata dalla Protezione Civile in collaborazione con l’Enel e con tutti gli organismi deputati”. Quanto al rischio legato all’eventuale caduta di materiali nel lago in caso di terremoto, Bertolucci ha rilevato che “non si configura la possibilità di avere onde che possano superare i dieci metri”.

L’Enel è intervenuta con una nota per rassicurare: “A seguito dei recenti eventi sismici non si rileva alcun danno alla diga di Campotosto”, ma “alla luce della difficile situazione idrogeologica di questi giorni si è comunque deciso, come misura cautelare, estrema, di procedere ad una ulteriore progressiva riduzione del bacino”, che ha il 40% del volume invasato.

Sull’illustrazione delle valutazioni della Commissione (più nette e precise di quelle di un tempo) ha avuto probabilmente un peso la vicenda del 2009, quando la Grandi rischi finì sotto processo (conclusosi poi con l’assoluzione) per aver sottovalutato il pericolo sismico nella riunione del 31 marzo 2009, pochi giorni prima della devastante scossa della notte del 6 aprile che colpì L’Aquila.

Nelle zone interessate dalle previsioni degli esperti, come si poteva immaginare, si è diffuso il panico. Il sindaco di Leonessa, Paolo Trancassini, ha deciso con un’ordinanza di chiudere le scuole sin die. “Ho scritto a tutti, a Gentiloni, a Errani e a Curcio e farò anche esposto alla Procura. Trovo tutta questa cosa paradossale, non posso apprendere da Facebook se ci sono dei rischi”.

Preoccupato anche il sindaco di Montereale (L’Aquila), Massimiliano Giorgi. “La gente – ha spiegato – ha paura, il comunicato stampa della Commissione grandi rischi ha allarmato tutti”. Anche il ministro delle Infrastrutture Delrio, che esercita un’azione di vigilanza sulle dighe, vuole capire bene la situazione e ha convocato per domani la riunione cui parteciperanno la Protezione civile, il Consiglio superiore dei lavori pubblici, le Regioni coinvolte e i gestori che hanno la responsabilità dei controlli.

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