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Terremoto Marche e Umbria, incubo faglia dormiente: nuova frattura appenninica

MACERATA – Una nuova faglia dormiente. Non quindi una scossa di replica in qualche modo collegata al terremoto di Amatrice del 24 agosto. Le scosse arrivate mercoledì sera sembrano togliere ogni dubbio agli esperti: probabilmente si tratta di una nuova struttura, cioè l’attivazione di una faglia finora dormiente. Le caratteristiche di quest’ultimo sisma dimostrano infatti che si è creata una nuova faglia, rispetto a quella che ha scatenato il terremoto del 24 agosto nell’area di Amatrice. Una scarica di energia dal sottosuolo che, secondo gli esperti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), potrebbe creare nuove fratture con nuove scosse significative.

L’attivazione di una nuova faglia può comportare anche ulteriori eventi di magnitudo paragonabile a quel 5.4 Richter calcolato per la prima scossa di mercoledì. O anche di maggiore entità. Come spiega Mario Tozzi per La Stampa si tratta cioè di quella “coppia sismica” che è tipica nei terremoti dell’Appennino centrale e meridionale e che già si era avvertita durante il terremoto del 1997 a Colfiorito. Ma anche il terremoto del 24 agosto aveva avuto una prima scossa di magnitudo 6.0 Richter alle 3.36 del mattino e una successiva, sotto Norcia, di magnitudo 5.8.

In generale quel che sta facendo tremare di nuovo la terra in quella parte di Appennino è sempre il fenomeno di spinta della placca africana verso quella euroasiatica. Era solo una questione di tempo che dal sisma terribile di Amatrice ne arrivassero altri di altrettanta potenza: “Repliche tanto forti – ha detto Massimiliano Cocco dell’Ingv al Corriere della Sera – non le avevamo escluse e ora si sono verificate”. Negli ultimi due mesi, i sismografi hanno registrato ventimila replica in un’area di 40 chilometri quadrati. Di queste, 15 di magnitudo tra 4 e 5 e 250 tra 3 e 4. Poi i tre “botti” di mercoledì, il primo con epicentro a tre chilometri da Castelsantangelo sul Nera, a dieci chilometri a sud di Norcia, tra Marche e Umbria. Il secondo e il terzo poco più a nord. Scosse registrate di 5.4, 5.9 e 4.6 tutte profonde tra gli 8-9 chilometri.

Alle tre scosse principale, ne sono seguite altre di entità minore. Gli esperti insistono, come da anni siamo tristemente abituati a sentire, che non si può parlare di scosse di assestamento, ma di repliche che lanciano un nuovo atroce segnale: “Ora si è aperta una nuova zona di fratture più a nord – ha aggiunto Cocco – che potrebbe innescare ulteriori movimenti”.

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