Cronaca Italia

Terremoto, procuratore antimafia: “Edifici fatti bene non vengono giù. Infiltrazioni clan”

Terremoto, procuratore antimafia: "Edifici fatti bene non vengono giù. Infiltrazioni clan"

Terremoto, procuratore antimafia: “Edifici fatti bene non vengono giù. Infiltrazioni clan”

ROMA – Per la ricostruzione dei danni del terremoto nel Centro Italia del 24 agosto “non si ripeterà lo scandalo dell’Irpinia”: a dirlo, in un’intervista a Conchita Sannino di Repubblica, è il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. Che spiega: “I guadagni dei clan cominciano proprio dal calcestruzzo scadente. Se un edificio è fatto bene e le norme sono state rispettate non viene giù: di fronte a un forte evento sismico può lesionarsi, non implodere e sparire. L’autorità anticorruzione fa bene il suo lavoro ma non basta, tocca a noi monitorare eventuali legami delle imprese con le mafie”.

Roberti il terremoto dell’Irpinia lo ricorda bene: all’epoca era giudice istruttore a Sant’Angelo de’ Lombardi (Avellino), e dovette gestire “l’immane disastro dell’Irpinia”. E nota molte somiglianze con il sisma del Centro Italia:

“Le scene di oggi sembrano sovrapponibili a quelle che io vidi ed esaminammo, anche tecnicamente, a Conza, a Sant’Angelo, a Lioni. I volti, i paesi rasi al suolo, la necessità di accettare l’inaccettabile. Ricordo quel maresciallo dei carabinieri, trasfigurato dallo sgomento, che mi disse “Dotto’ ora sono sereno perché finalmente ho trovato le bare per mia moglie e i miei tre figli”. Sembrava sereno davvero, gli era rimasto un ragazzo. Ma noi all’inizio aprimmo fosse comuni per seppellire le troppe vittime, il rischio di epidemie era altissimo, non c’erano bare, la Protezione civile non esisteva. Poi, ovviamente, dopo mesi, procedemmo alla riesumazione e al riconoscimento “.

Dietro ai morti dell’Irpinia, spiega Roberti,

“C’erano la selvaggia cementificazione e gli affari dei clan: all’inizio individuammo i Nuvoletta. E senza voler minimamente affrettare giudizi, vedo che anche qui nel 2016 sono tanti gli edifici sbriciolati, anche pubblici. Troppi. L’esperienza e le acquisizioni scientifiche e giudiziarie ci dicono che se una casa è costruita bene, se sono state rispettate le norme anti sismiche, di fronte a un evento drammatico quel corpo di fabbrica può lesionarsi, incrinarsi: ma non può polverizzarsi e implodere. Ecco perché, senza azzardare previsioni, immagino ci sia molto da approfondire”.

 

Sui rischi di infiltrazioni oggi, Roberti dice:

“Sono sempre alti ma l’esperienza drammatica del sisma a L’Aquila ci lascia anche un modello importante che ha funzionato bene. Un modello costruito da tutti insieme, dal lavoro della Procura distrettuale della città colpita, dal monitoraggio della Procura nazionale antimafia, dagli uffici giudiziari competenti e naturalmente dall’Anticorruzione “.

E sulla sua frase “Non basta l’Anac”, il procuratore ha spiegato:

“Intendo dire che l’Anticorruzione fa bene il suo lavoro di prevenzione della corruzione, nella acquisizione e gestione degli appalti. Mentre la procura nazionale svolge il suo monitoraggio sugli eventuali collegamenti mafiosi delle imprese che concorrono agli appalti”.

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