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Terremoto, quanto ci vuole a ricostruire: 10 anni come in Friuli, se va bene

ROMA – Terremoto, quanto ci vuole a ricostruire: 10 anni come in Friuli, se va bene. Esiste un modello virtuoso di ricostruzione delle aree colpite dal terremoto, cioè del ripristino degli edifici e dei tessuti urbani: è il modello Friuli, dieci anni di tempo, dal 1976 al 1986. Esempio virtuoso per lo spirito friulano che consentì il miracolo, soprattutto perché grandi speculazioni, ritardi, crescita a dismisura dei comuni richiedenti l’aiuto, non gravarono su tempi e costi della ricostruzione quasi integrale.

Zamberletti: “10-15 anni per la ricostruzione”. E di 10 anni è l’orizzonte temporale limite che si può concedere alla ricostruzione nel centro Italia colpito in queste settimane. 10 anni se va bene, insomma. Meglio sicuramente del Belice, dell’Irpinia, di L’Aquila. E’ lo stesso storico capo della Protezione Civile del 1976, Giuseppe Zamberletti, a fissare la deadline: “La mia idea è che ci vorranno almeno 10-15 anni, considerata la morfologia del territorio e l’urbanizzazione. Poi ci saranno borghi che potranno tornare a vivere in otto anni e altri in quindici ma è difficile ora dire quali saranno”.

La governance: Errani al vertice. Al posto di Zamberletti, che gestì emergenza e ricostruzione in Friuli nel ’76 per conto del Governo, oggi c’è Vasco Errani, nominato con decreto legge governativo (189) Commissario straordinario per la ricostruzione: a lui la cabina di regia e il coordinamento. I presidenti di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo saranno i vice commissari. Un Comitato istituzionale per ogni regione sarà composto appunto dai presidenti, affiancati dai presidenti delle Province e dai sindaci dei comuni interessati, una sessantina, cui probabilmente andranno aggiunti quelli delle scosse più recenti.

Il Tesoro: 6 miliardi di euro per emergenza e messa in sicurezza. Si può stimare che nel 2017 le pubbliche amministrazioni centrali e locali spenderanno per la messa in sicurezza del territorio e di edifici pubblici e per la ricostruzione successiva a eventi sismici circa 6 miliardi di euro. Lo spiega un portavoce del Tesoro sottolineando che oltre alle risorse stanziate con la manovra e con i decreti sul terremoto nel conto della pubblica amministrazione per il 2017 già compaiono spese pubbliche per la ricostruzione e la messa in sicurezza stanziate a seguito di precedenti eventi sismici.