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Terremoto Salerno ’80: la “grande abbuffata” delle imprese del nord

ROMA – Terremoto Salerno ’80: la “grande abbuffata” delle imprese del nord. Ora che ci tocca riparlare di ricostruzione, di soldi pubblici a pioggia per i territori colpiti dal terremoto è giusto invocare attenzione, impegno trasversale e rapidità per sbloccare rapidamente fondi e cantieri. Ma è altrettanto giusto tenere gli occhi aperti e non farsi trascinare dalla facile retorica della grande occasione per i rilancio di investimenti e occupazione.

Dopo il terremoto che sconvolse l’Irpinia nel 1980 anche per la ricostruzione dell’area cosiddetta del “cratere salernitano” qualcuno l’occasione la colse al volo: parliamo del pool di imprese del nord che si aggiudicarono 1000 miliardi delle vecchie lire per una riconversione industriale che restò sula carta, aggiungendo macerie a macerie. Significativo a questo proposito è il ricordo di quella stagione da parte del quotidiano La Città di Salerno che racconta la “grande abbuffata” di chi prese i soldi pubblici e scappò senza lasciar nulla in loco. Le 4 aree industriali promesse restarono un miraggio.

L’area industriale del cratere è sviluppata su una superficie di 190mila metri quadrati ed è, ancora oggi, tra le più grandi della provincia di Salerno. Tra i quattro Comuni che vi ricadono all’interno, l’insediamento di Buccino è il più grande. Nel piano che il Governo varò nel 1981 era infatti previsto che dovessero sorgere 32 aziende che avrebbero dato occupazione stabile a 1920 persone.

Alla fine di aziende attive, dopo il periodo obbligatorio iniziale, ne rimasero attive 22 dando lavoro ad appena 998 addetti. Un numero che, negli ultimi anni, è diminuito ancora tant’è che nel 2012 il Consorzio Asi per lo sviluppo delle aree industriali mise a bando altri 13 lotti, molti dei quali proprio nel comune dell’antica Volcei.

«La ricaduta occupazionale – dice oggi il sindaco Nicola Parisi – c’è stata ma, se la rapportiamo a quanto è stato investito in questi anni, è davvero minima. Qui – ricorda – sono arrivate aziende cotte e decotte dal Nord il cui unico scopo era quello di prendere i soldi e scappare via. Ci sono state aziende che non hanno aperto un solo giorno. Se c’è stata una ripresa – osserva – la dobbiamo a quelle aziende della provincia e della regione che pur avendo marchi riconosciuti hanno voluto investire nel nostro territorio con i propri soldi». In tutto oggi nell’area di Buccino, complice anche la crisi economica degli ultimi anni, sono rimaste operative solo una decina di aziende. (Mattia A. Carpinelli, La Città di Salerno)