Cronaca Italia

Tiburtino III, la mamma, l’eritreo, la rivolta: come è andata davvero

Tiburtino III, la mamma, l'eritreo, la rivolta: come è andata davvero

Tiburtino III, la mamma, l’eritreo, la rivolta: come è andata davvero (foto Ansa)

ROMA – Tiburtino III, la mamma, l’eritreo, la rivolta. Prima versione, sostanzialmente accettata e diffusa dal circuito dell’informazione: eritreo tira pietra a ragazzini dopo lite tra loro, mamma interviene e chiama gente, gente scaccia e insegue eritreo che si rifugia in centro Croce Rossa. Corollario: intervista alla mamma che aggiunge di essere stata minacciata, percossa e sequestrata dentro il Centro d quelli del Centro.

Seconda versione, quella accertata da polizia e inquirenti, seconda versione che però, guarda un po’, fatica ad essere accettata e diffusa dal circuito dell’informazione con altrettanto entusiasmo raccolta dalla prima. Seconda versione dei fatti e cioè Tiburtino III-Roma, ecco come è andata davvero.

L’eritreo è un malato di mente, sta raccogliendo mozziconi di sigarette in strada, un gruppo di ragazzini lo prende più o meno pesantemente in giro, tra questi un dodicenne nipote della donna che poi sarà per tutti la mamma. L’eritreo Yacob, reagisce facendo la mossa, solo la mossa, di tirare un sasso. sasso che non c’è. Ma c’è la mamma che guarda da lontano e che ha suo figlio in passeggino vicino alla scena. Forse equivoca o forse no. Forse crede davvero l’eritreo abbia tirato un sasso o forse le basta abbia reagito. Comunque interviene, trova e raccoglie un qualcosa di ferro in strada e con quello ferisce l’eritreo.

Yacob scappa, si rifugia nel centro della Croce Rossa, la donna entra, viene fermata. La invitano ad aspettare la polizia. Nessuno la tocca, dal centro esce e l’unico che le dà uno schiaffo è il compagno sopraggiunto a calmarla. La donna, anche se questo riguarda solo la sua credibilità e non lo svolgimento dei fatti, è nota alla polizia per tossicodipendenza e recente furto al supermercato.

La successiva mobilitazione, semi rivolta e assedio da parte di abitanti del quartiere contro il centro Croce Rossa che ospita migranti nasce da un innegabile clima di ostilità. Innegabile e concreto. Ma fumoso e artefatto è il casus belli, non c’è stato il migrante che ha maltrattato ragazzini, non c’è stata la mamma percossa e e sequestrata. Così come non ci sono stati i fantasmagorici fatti raccontati e amorevolmente raccolti sul posto. I giornalisti si sono bevuti con delizia i vari “mi hanno circondato in quaranta” e “siamo salvi per miracolo” tanto improbabili quanto millantati.

Insomma, a voler sintetizzare, la prima versione è quella con il timbro della stampa, la seconda, cioè come è andata davvero, ha il timbro dei Carabinieri.

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