Blitz quotidiano
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Tiziana Cantone, la denuncia: “Ero depressa, i video sono 6. Li ho inviati io”

NAPOLI – “Ero fragile e depressa. I video in tutto erano 6 e li avevo inviati io”. Sono le parole che Tiziana Cantone, la donna morta suicida a causa di suoi video h ard finiti sul web, fece mettere a verbale quando si presentò in Procura per sporgere denuncia. Era il maggio 2015: la vergogna di Tiziana è tutta scritta in quelle carte giudiziarie, sulle quali lei stessa fece scrivere i nomi dei quattro uomini ora indagati per diffamazione. Nessun riferimento invece a Sergio Di Palo, che all’epoca era il suo fidanzato.

Con loro, racconta Tiziana, aveva intrecciato “relazioni virtuali” sui social network e a loro aveva inviato i filmati che la ritraevano in rapporti intimi con altri uomini. I video “sono sei” e lei stessa premette di essersi fatta riprendere “volontariamente e in piena coscienza”. “Era un gioco”, che le è sfuggito di mano perché quei video erano finiti su molti siti .

Non molto tempo dopo Tiziana scopre che le sue libere scelte sessuali non sono più soltanto materiale da far rimuovere perché finito su alcuni siti sbagliati, ma sono ormai di dominio pubblico. Il suo nome è sulla bocca di tutti, in Rete è tutto un susseguirsi di battutacce, insulti. Su Facebook ci sono gruppi a lei dedicati, che la deridono, ma soprattutto numerosi profili fasulli con il suo nome e le sue foto tratte dai frame di quei filmati.

Torna in Procura e integra la denuncia per diffamazione con un’altra per il reato di violazione della privacy. Ma stavolta i pm non iscrivono nessuno sul registro degli indagati. E’ qui che la vergogna di Tiziana va ormai a braccetto con la voglia di spegnere tutto, persino la sua stessa vita. Si barrica in casa, perché ha paura di essere “riconosciuta e derisa” per strada, scrive nell’esposto. Non va più in palestra o a fare la spesa, né tanto meno al cinema o a cena fuori. Gli amici si allontanano. Lei disperata, comincia a soffrire di attacchi di panico.

L’unico al suo fianco, in questo periodo buio, è il fidanzato che le paga le spese dell’avvocato. Non è chiaro se per affetto o per interesse, dal momento che la madre di lei, all’indomani del tragico epilogo dirà che era stato proprio lui a farle girare quei video.