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Tiziana Luadani, morta precipitata. Famiglia: “Chi sa parli”

ROMA – Perché Tiziana era lì, cosa ci faceva questa mamma di 37 anni di sera, al buio, in uno spiazzo distante da luci e palazzi? La famiglia di Tiziana Laudani chiede giustizia. In primis perché Tiziana, morta a Roma il 9 agosto scorso, è precipitata per 10 metri perché mancava una grata in una strada pubblica. E poi per vederci chiaro su una fine ancora misteriosa. Il Messaggero raccoglie lo sfogo della sorella Ombretta:

«Chi sa parli. Chi può ci aiuti. Lo faccia per Tiziana che è morta in un tombino lasciato scoperto per l’incuria di altri, lo faccia per suo figlio che ha 11 anni e una salute compromessa, lo faccia per me che sono la sorella e per la famiglia tutta. Siamo disperati». E’ un appello accorato quello che la sorella di Tiziana Laudani, la trentasettenne morta a Portonaccio precipitando per dieci metri da un buco lasciato aperto sull’asfalto, per una grata sottratta e mai ripristinata, ha deciso di lanciare il giorno precedente ai funerali. Vuole sapere come mai quella voragine aperta da tempo, come hanno certificato poi denunce e petizioni, non è mai stata chiusa. Ombretta Laudani chiede di sapere a chi spettava intervenire: «Vogliamo giustizia» ripete. Ma vuole anche capire se, la notte della disgrazia, martedì 9 agosto, qualcuno ha visto Tiziana avviarsi verso quello spiazzo buio e abbandonato a largo San Giuseppe Artigiano in compagnia dell’amico algerino, Dalil Zouav. «Quella sera ho saputo che Tiziana camminava insieme ad un giovane, che non conosco. Lei è morta, lui si è salvato» dice. «Come mai? Qualcuno sa perché lei era là. Era uscita con un’amica, l’avevo sentita poco prima. Io mi chiedo ancora come mai sia andata in quel posto perché non si allontanava mai da casa» riprende ancora la donna. «Mi sembra surreale che Tiziana sia potuta andare in un posto così sperduto».


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