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Tonino Cianfarani, ancora 25 anni per delitto Samantha Fava

Confermata in appello la condanna a Tonino Cianfarani: 25 anni per l'omicidio di Samantha Fava. L'uomo è accusato di averla uccisa e poi murata.

FONTECHIARI – Condanna confermata in appello per Tonino Cianfarani, l’imbianchino sotto processo perché accusato di avere ucciso e poi murato nella cantina della sua abitazione di Fontechiari (Frosinone) l’ex convivente Samantha Fava. Venticinque anni di reclusione sono stati inflitti all’uomo dalla I Corte d’assise d’appello di Roma; i giudici hanno confermato nella sua interezza la sentenza emessa dalla Corte d’assise di Cassino nel novembre 2014. Omicidio volontario e occultamento di cadavere (questa seconda imputazione formulata derubricando già in primo grado quella iniziale di distruzione di cadavere) erano le accuse contestate.

Aggiunge il Mattino:

Era il 19 giugno 2013 quando fu trovato murato il corpo di Samantha Fava. La donna era scomparsa un anno e mezzo prima da Sora, in Ciociaria. Fu la polizia a fare la macabra scoperta, avvalendosi della collaborazione di Orso, un cane addestrato per la ricerca di cadaveri che ne segnalò la presenza in una nicchia della cantina dell’abitazione in uso a Tonino Cianfarani (l’ uomo fu fermato a Fiumicino di ritorno dalla Sardegna dove si era stabilito per lavoro).

Da mesi erano in corso le indagini sulla scomparsa della donna, che era stata denunciata dall’ex marito al quale era stato affidato il figlio che avevano avuto (si era insospettito per il fatto che l’ex moglie non chiamava da tempo il bambino, nè rispettava gli appuntamenti stabiliti dal giudice). Si era scandagliato anche il fiume Liri alla ricerca del cadavere, senza alcun risultato. Dall’analisi del corpo si scoprì che Samantha Fava era stata colpita violentemente al volto, poi strangolata, composta, trasportata e nascosta nella nicchia creata in quella cantina. Secondo quanto ricostruito oggi in aula dal Pg Arcibaldo Miller (che aveva chiesto una condanna a 30 anni ripristinando l’iniziale contestazione), diverse sono state nel tempo le versioni fornite da Tonino Cianfarani.

Avrebbe sostenuto, tra l’altro: che la donna si era volontariamente allontanata da casa; che si era sentita male e l’aveva butta nel fiume; che era caduta dalla scale in quanto epilettica e, accortosi della sua morte, aveva deciso di metterla in cantina. L’ipotesi accusatoria è stata invece quella che i due avevano un rapporto teso, improntato alla gelosia (la donna aveva un’altra relazione sentimentale e non voleva intrattenere con Cianfarani un rapporto ‘esclusivo’).

Ci sarebbe stato un litigio, culminato con l’aggressione di Samantha nel bagno. La donna sarebbe stata sbattuta con la faccia contro un sanitario, strangolata con alcune cinghie di platica e poi murata in cantina. L’imputato ha comunque sempre respinto l’accusa di aver ucciso la sua ex convivente, confermando solo di averne nascosto il corpo. Oggi, la sua condanna a 25 anni di reclusione, sia per l’omicidio sia per l’occultamento del cadavere.