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Topi, emergenza a Roma. I rischi (limitati) per la salute

Topi, il commissario di Roma Francesco Paolo Tronca costretto a convocare un vertice: la città è invasa dai ratti

ROMA –  Topi nei cassonetti, topi in mezzo alle strade del centro e non più solo in prossimità del fiume, topi nelle corsie del Pronto Soccorso al Santo Spirito, a un passo da San Pietro. Roma, attraverso Francesco Paolo Tronca, il commissario prefettizio che sostituisce il sindaco, è stata costretta a riconoscere e dichiarare lo stato d’emergenza per l’invasione di topi.

Il Commissario ha dovuto convocare (ieri 4 febbraio) un vertice interministeriale a cui hanno partecipato rappresentanti del Campidoglio, dell’Azienda Municipale Ambiente (Ama), dei Ministeri della Salute e dell’Ambiente, del Servizio sanitario nazionale e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).

Ma cosa stanno rischiando i romani in termini di salute e igiene? In effetti, è rassicurante constatare che le generali buone condizioni igieniche della città circoscrivono il pericolo di infezioni e trasmissioni di malattie. Di cui, storicamente, la più temibile è sempre stato il bacillo della peste: i topi sono i naturali propagatori, gli “untori”, responsabili per esempio del contagio nel ‘300 della diffusione della peste nera, 20 milioni di morti in un secolo. Giova sapere che l’ultimo caso italiano di peste data il 1945, a Taranto. Il batterio Yersinia Pestis oggi si combatte efficacemente con gli antibiotici (tetracicline).

Le malattie trasmesse dai ratti. In termini medici parliamo di zoonosi quando parliamo di malattie trasmissibili da animali a uomini (saliva, urina, feci dei ratti). Fabio Di Todaro su La Stampa elenca gli agenti patogeni potenzialmente trasmissibili dai topi all’uomo.

Tra queste si annoverano la leptospirosi (nota anche come «febbre da campo»), la salmonellosi (si manifesta con una forte gastroenterite), il tifo murino (sintomi piuttosto vaghi, più frequente in aree tropicali), la dermatomicosi (infezione cutanea), la toxoplasmosi (in gravidanza può portare all’aborto) e l’imenolepiasi (infezione intestinale da parassita). Molte altre, risultano legate ai roditori in maniera marginale (leishmaniosi, trichinellosi da Trichinella britovi) se non in maniera poco chiara (coriomeningite linfocitaria, encefalomiocardite da cardiovirus, tularemia, febbre da morso di ratto, febbre bottonosa, infezioni da hantavirus). (Fabio Di Todaro, La Stampa)

 


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