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Torino, cacciò coppia gay da condominio: condannato a 1 anno

TORINO – E’ stato condannato ad un anno di reclusione, con la condizionale, l’uomo di 63 anni accusato di essere riuscito, dopo una lunga serie di intimidazioni e minacce, a mandare via dal condominio una coppia gay. A processo per stalking R.M., nato a Torino nel 1953, ex operaio alle acciaierie delle Ferriere, è stato giudicato colpevole dal giudice monocratico di Torino, Alessandra Cecchelli. Con una pena ben più severa di quella auspicata dal pm Cesare Parodi che aveva chiesto otto mesi.

Per l’avvocato Anna Ronfani, difensore del torinese che ha denunciato le angherie del condominio in cui abitava con l’ex compagno, è una sentenza “che risponde alle giuste aspettative delle parti offese. Si tratta – ha aggiunto il legale – di una vicenda non comune dal punto di vista giudiziario”.

Teatro della vicenda è un condominio del quartiere San Donato a Torino nel quale, secondo quanto denunciato dalla coppia di omosessuali, la maggior parte degli inquilini erano schierati contro di loro, colpevoli a quanto dicevano di troppe effusioni. “Si tenevano per mano, si abbracciavano e si baciavano in pubblico”. Sotto processo è finito soltanto uno, il più scatenato di tutti che avrebbe pronunciato frasi irripetibili come “Scendi giù frocio di merda che ti spacco la faccia!”. E ancora: “Bisogna bloccarli, quei due ricchioni. Bloccarli su per le scale, e massacrarli di botte”. “Questi due froci se ne devono andare via di qui con le buone o con le cattive”.

Secondo il magistrato, “certamente anche altri hanno creato un clima infame in quel condominio, ma è altrettanto certo che l’imputato, il solo a rispondere dell’accusa, è responsabile, quantomeno a livello concorrente. Non vedo alternative alla condanna”.

L’inquilino continua a dirsi innocente: “Sono un capro espiatorio. Non ho fatto nulla se non difendere la mia famiglia da persone che hanno preso a calci la mia porta di casa”. “Vogliono farmi passare per omofobo – aggiunge – ma ho amici gay”. Il suo avvocato, Luca Cavallo, preannuncia già l’appello: “Il peso di questo processo è aumentato negli ultimi quindici giorni – sostiene – Abbiamo più di un motivo per presentare appello”. “Non accetterei neanche una condanna a dieci euro – riprende l’imputato – Speriamo nell’appello”. La sospensione condizionale della pena è subordinata al pagamento di una provvisionale di 5 mila euro per ciascuna delle due parti civili.