TAG: alloggi popolari, condominio, corso rosai, torino
Una rete metallica divide il cortile comune di due condomini a Torino. Il motivo è il chiasso che fanno i bambini di uno dei due palazzi mentre giocano all’aperto.
I rapporti fra gli abitanti dei due stabili di corso Rosai 38 non sono buoni da parecchio tempo. Da una parte sono quasi tutti proprietari dei propri appartamenti, dall’altra sono affittuari che hanno ricevuto dal Comune l’assegnazione degli alloggi popolari. I dissidi condominiali, si sospetta, sono anche differenze di estrazione sociale che si fanno sentire. Ma all’assemblea, gli inquilini del primo stabile hanno votato al 60 per cento l’erezione di un muro per impedire che i figli dei vicini giochino indisturbati anche nella loro porzione di cortile. Immediate le proteste: «Perché non possiamo convivere? Perché noi viviamo in case date dal Comune e loro invece se li sono comprati gli alloggi?»
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Il “muro” è giusto!
I condomini che vogliono il “muro” hanno il sacrosanto diritto a voler preservare l’integrità della loro proprietà dagli eventuali danni prodotti dai pargoli tuirbolenti confinanti e a voler difendere la propria tranquillità dalla loro molesta chiassosità .
Abbiamo di fronte due categorie di soggetti assolutamente incompatibili: da una parte ci sono famiglie che hanno fatto sacrifici nella vita per potersi comprare un appartamento e dall’altra parte abbiamo i privilegiati che l’hanno avuto gratuitamente grazie all’assistenzialismo comunale (ma quando la finiranno i Comuni a costruire “case popolari” e ad occuparsi invece di assicurare servizi efficienti ai cittadini?) e per di più assolutamente identici a quelli di coloro che per averli invece li hanno dovuti acquistare; logico che questa gente si senta anche beffata: case uguali sia per chi le ha pagate e per chi le ha avute “aggratis” in nome di un “egualitarismo” assurdo e mortificante per chi è costretto a subirlo.
Qui non si tratta né di “razzismo” né di “apartheid” ma legittima autotutela e per rendersene conto basta visitare un qualsiasi quartiere di edilizia popolare per constatare come gli assegnatari degli alloggi “curano” la manutenzione: aiuole distrutte, ascensori scassati, marciapiedi malridotti, campaneli guasti,spazi comuni in condizioni pietose, per non dire dei parenti “abusivi” che alcuni si portano in casa.
Quelli che l’appartamento se lo sono comprato vanno perciò capiti nel voler imporre una separazione fisica tra le due proprietà: questa è l’unica soluzione ragionevolmente applicabile senza fare torto a nessuno, giacchè ognuno degli appartenenti ai due schieramenti se ne sta a casa sua, fra i suoi simili ed i bambini più esagitati potranno far cagnara sotto le finestre delle proprie abitazioni ed eventualmente danneggiare i propri spazi comuni e non quelli degli altri.
D’altronde già dalla foto pubblicata da vari giornali si può vedere tre di questi scalmanati arrampicati come scimmie alla rete metallica nell’atteggiamento di volerla scavalcare a rischio peraltro della loro incolumità. Per i loro genitori evidentemente va tutto bene.
Quand’ero piccolo abitavo in una città del Sud e ricordo che il “separazionismo” tra bambini era una regola che veniva imposta dai genitori ai propri bambini per evitare che potessero socializzare con quelli di famiglie non gradite, specie quelle che avevano l’abitudine di “abbandonare” i propri figli in cortile per tutto il giorno il che era già indicativo dell’assenza più totale di norme civiche comportamentali. Similmente avveniva che se a scuola avevamo un compagno “rompiballe” i genitori chiedevano alla Maestra di farci cambiare banco e a noi di non “contaminarci” facendoci vedere con quello per non essere accomunato a lui e ricevere un brutto voto in condotta da parte della Maestra. Così era e nessuno trovava nulla da ridire, il “separazionismo” era una consuetudine e come tale veniva accettato senza fisime.
Io ed i miei amichetti per esempio ce ne stavamo nel nostro cortile e non andavamo mai a giocare in quello confinante che chiamavamo il cortile dei “bastasi”, così detti perché sguaiati, scurrili e rissosi; diversi di loro a scuola frequentavano le classi “differenziali” o di “aggiornamento” (per i “caratteriali” e gli “asini ripetenti”) che poi purtroppo sono state abolite quando ha cominciato a soffiare il vento dell’egualitarismo sessantottino., con la conseguenza oggi tali soggetti vengono “spalmati” in tutte le classi dove recano disturbo e creano problemi.
Ma ora per fortuna si comincia a dire basta con le “aberrazioni egualitarie” di chi pretende di voler di imporre con la forza anche a chi non è d’accordo i propri principi “livellatori” attentando così alle libertà individuali di chi vuole esercitare il proprio diritto a non voler subire l’imposizione della promiscuità e della socializzazione coatta in nome di quella libertà che andrebbe così interpretata in un solo senso.
borotti@supereva.it
Abito nel condominio nel quale una minoranza arrogante e molesta ha imposto a una maggioranza silenziosa (troppo) un “muro” che pochi volevano davvero.
Essendo tra quelli che l’appartamento se lo sono comprato (col mutuo, va da sè), dovrei sentirmi “uguale” al sig. Borotti… ma non è affatto così! Infatti non sottoscrivo neppure una delle banalità da lui sciorinate. Sì, perchè questi ragionamenti terra terra (ammantati di pseudo-cultura popolare) sono banalità che si dicono da millenni. Storicamente ci sono periodi in cui il genere umano cerca di progredire e pensare in maniera più elevata. Di fronte a difficoltà o complicazioni periodicamente riaffiorano i “bassi istinti”, al grido di: “Basta chiacchiere, diciamo le cose come stanno, questa è la verità!”
Ma la verità non è mai banale (semmai il male, direbbe la Arendt).
Una banalità però la voglio dire anch’io. Semplicemente i vari signori simil-Borotti del nostro condominio hanno sbagliato ad acquistare la casa. Aver preso appartamento al Parco Dora (posto per me molto bello che raccomando a tutti), in un palazzo con cortile, e poi lamentarsi dei bambini che giocano è come andare ad abitare su corso Regina (ad esempio) e lamentarsi per il rumore delle auto, chiedendo magari che venga deviato il traffico. Se vai ad abitare lì, lo metti in conto da prima. In ogni caso, tra il traffico e i bambini io so cosa scegliere…
Sul fatto poi che anche i bambini debbano rispettare le regole del vivere civile non ci sono dubbi. Ma questo è tutto un altro discorso.
Il “muro” è giusto! e tu sei guasto!!!!!!!!!!! -.-
I condomini che vogliono il “muro” hanno il sacrosanto diritto a voler preservare l’integrità della loro proprietà dagli eventuali danni prodotti.
Sono sbalordito di leggere una cosa del genere nel 2009 e vorrei farti notare che chi ottiene una “CASA POPOLARE” paga l’affitto in base al reddito del nucleo famigliare, questo significa che se aumenta il reddito aumenta l’affito E LE CASE NON SONO GRATIS, GRATIS SONO SOLO LE TUE CONSIDERAZIONI.
Ti ricordfo che siamo una REPUBLICA SOCIALE!