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Torino, studente crea mercato nero delle merendine: beccato e sospeso

TORINO – Comprava le merendine al supermercato, controllava i prezzi del bar della scuola e poi le rivendeva ai suoi compagni ad un prezzo inferiore. Uno studente è stato sospeso per aver creato un mercato nero delle merendine nei corridoi della sua scuola, l’Itis Pininfarina di Moncalieri, vicino Torino. Il preside dell’istituto, Stefano Fava, ha deciso di dare la punizione esemplare perché “è compito della scuola educare alla legalità”.

Stefano Parola su Repubblica nell’edizione di Torino scrive che il ragazzo di 17 anni ha mostrato la stoffa del vero imprenditore, tanto da aver messo in atto un commercio illegale di merendine in piena competizione con i prezzi del bar. L’allievo era già stato ripreso lo scorso anno, ma quando è stato nuovamente beccato in questo anno scolastico è stato punito con 10 giorni di sospensione:

“Tutto ciò, però, succedeva durante lo scorso anno scolastico. L’allievo del Pininfarina è stato bocciato e in parte la colpa è stata anche di quel suo traffico di merendine. Quest’anno si è ripresentato a scuola e ci è ricascato: la scorsa settimana è stato di nuovo beccato a smerciare snack. E ora la scuola deve di nuovo decidere come punirlo, con l’aggravante che il ragazzo è recidivo. I compagni raccontano che il giovane del Pininfarina aveva anche una certa professionalità: sondava i prezzi migliori nei supermercati per massimizzare i profitti, era assai attento ai gusti della clientela”.

Stefano Fava, il preside del Pininfarina, ha parlato di un problema di legalità e spiegato che anche se si tratta solo di merendine, non è giusto vendere in nero prodotti sia per insegnare proprio la legalità, sia per i problemi di sicurezza alimentare:

“«Non vogliamo inibire la sua vena imprenditoriale, ma dobbiamo pensare al benessere e alla salute dei nostri studenti. Non sappiamo da dove provenissero quelle merendine, né se fossero scadute o mal conservate. E se i nostri allievi fossero stati male? A me le famiglie consegnano ragazzi sani e si aspettano che glieli restituisca tali», evidenzia Stefano Fava.

Ora lo studente-imprenditore rischia una sanzione ancora più dura di quella decina di giorni di sospensione che si era già preso lo scorso anno. «Lo avevamo già avvisato, abbiamo anche parlato con la famiglia: quel tipo di attività, oltre a non essere legale, poteva anche causare problemi di sicurezza alimentare. Evidentemente, però, il ragazzo non si è ancora reso conto che il suo comportamento non va bene», ribadisce il preside”.

C’è poi un interrogativo che nasce da questo commercio in nero. Possibile che i prezzi delle merendine nelle macchinette e al bar della scuola fossero così alti da favorire il commercio clandestino? Il preside della scuola replica così:

“«Due anni fa abbiamo messo a gara il servizio e il prezzo degli alimenti è rimasto bloccato a quello di sei anni fa. Non ci sono stati rincari. Anzi, da noi con quattro euro si mangia un pasto: mi sembra una buona tariffa, se paragonata ad esempio al costo di un pranzo nelle mense scolastiche di Torino»”.


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