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Torino, vende snack a scuola: “Sospendono me, ma non i pusher…”

TORINO – Uno studente dell’istituto Pininfarina di Moncalieri, vicino Torino, è stato sospeso per aver messo su un mercato in nero di merendine a scuola. Il ragazzo, 17 anni, spacciava merendine ed è stato punito in nome della legalità, ma in una intervista solleva una questione delicata: “Nell’istituto gira droga, ma a loro non fanno niente”.

Stefano Parola per il quotidiano Repubblica nell’edizione di Torino ha intervistato il ragazzo di 17 anni, figlio di una famiglia numerosa con papà operaio e mamma casalinga, che ha raccontato come dopo aver visto che gli snack a scuola erano cari ha deciso di mettere su un mercato nero in cui lui guadagnava e i suoi compagni risparmiavano:

“Quando ho notato che gli snack a scuola erano cari. Un tè freddo da mezzo litro costa 1,50 euro, quando al supermercato va dai 29 ai 35 centesimi. Ho iniziato per scherzo: i compagni mi ordinavano la roba, perché risparmiavano”.

E una merendina dopo l’altra, il mercato si è ingrandito. Dicono che lei avesse un bel giro d’affari, è così?
“Ma no, mi usciva a malapena una ricarica telefonica al mese. Durante il mio periodo di attività mi sono comprato un cellulare usato da 300 euro, niente di più. È vero che nel mio istituto ci sono 1.700 allievi, ma mica compravano tutti da me”.

Il ragazzo rivendeva gli snack a 50 centesimi pagandoli 50 centesimi, dove però alle macchinette costavano ben 1 euro. I compagni erano soddisfatti e i professori meno, tanto che lo hanno punito con la sospensione, mentre a scuola gira la droga ma non si procedono ad azioni nei confronti dei pusher:

“E i compagni? Tutti soddisfatti?
“Erano tutti contenti perché risparmiavano. Ecco, la cosa che mi fa arrabbiare è che a scuola gira droga, ma a chi la porta non viene detto nulla. A me invece…”.

Però anche vendere prodotti in nero è illegale. Infatti lo scorso anno lei era già stato sospeso, no?
“Per dieci giorni. In più, per 20 giorni sono stato piantonato in classe durante i due intervalli, delle 10 e delle 12, in modo che non potessi smerciare gli snack”.

Il problema per il preside era la sicurezza alimentare e i genitori di Antonio non si sono accorti di nulla:

“E i suoi genitori non si sono accorti di nulla?
Qui interviene il papà di Antonio: “L’altra volta l’ho punito. Poi mi diceva che i suoi compagni continuavano a chiedergli di portare merendine e io pensavo fossero quattro, cinque, dieci compagni. Poi, appunto, quando l’hanno scoperto aveva una ventina di snack, parliamo di una classe”.

Antonio, da grande cosa vorrebbe fare?
“Il mio sogno sarebbe aprire un locale per far lavorare la mia famiglia e i miei fratelli. Mi piace avere a che fare con le persone. Ma è un sogno irrealizzabile, papà fa l’operaio, abbiamo solo il suo reddito”.

 


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