Cronaca Italia

Totò Riina “non merita morte dignitosa, è ancora il boss”. Rivolta contro la Cassazione

Totò Riina "non merita morte dignitosa, è ancora il boss". Rivolta contro la Cassazione

Totò Riina “non merita morte dignitosa, è ancora il boss”. Rivolta contro la Cassazione

ROMA – Totò Riina “non merita morte dignitosa, è ancora il boss”. Rivolta contro la Cassazione. Coro di no contro la sentenza della Corte di Cassazione che ha ribadito il “diritto a morire dignitosamente” anche per Totò Riina se davvero è malato al punto di non costituire più una minaccia.

Si sono detti contrari giudici (alcuni di loro costretti a vivere sotto scorta proprio per le minacce dal carcere dello spietato capo mafia), parenti delle vittime (“Nostri cari morti senza dignità”), politici: per tutti loro Riina resta un boss capace di dare ordini anche solo con gli occhi, la sua resta una minaccia attuale, merita di restare confinato al carcere duro, può essere ben curato anche in regime di 41 bis.

“Con questa sentenza si manda un segnale estremamente ambiguo sia ai mafiosi che ai cittadini italiani”, dichiara Antonio Ingroia: esiste e non è smentibile una carcerazione dignitosa e non si vede perché si debba escludere un pentimento in extremis, aggiunge Ingroia, forse qualcuno ha paura che verità indicibili possano ancora emergere, si chiede. Per la Direzione Antimafia è ancora il leader di Cosa Nostra, secondo il magistrato Nicola Gratteri, “comanda con gli occhi”.

Dall’altra parte, Luciano Violante, già presidente della Camera e della Commissione parlamentare antimafia, invita a leggere meglio il senso della sentenza della Cassazione, soprattutto a non interpretarla come un via libera alla scarcerazione: “La Cassazione non ha autorizzato la scarcerazione. Ha semplicemente affermato che in condizioni di salute particolari è prevalente il diritto a una morte dignitosa, che solo può soccombere di fronte alla pericolosità criminale del detenuto. Il tribunale di Bologna è stato invitato a verificare se lo stato di salute di Riina è tale da precludere al boss la facoltà di dare indirizzi criminali a Cosa Nostra. Se così fosse, come per tutti, vale il diritto a concludere i propri giorni in maniera dignitosa”.

 

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