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Tranquillante nella cena per i suoceri: resta in carcere Ilaria G.

ROMA – Metteva tranquillante nella cena che preparava per i suoceri, probabilmente per vendetta, arrecando loro notevoli problemi di salute. E’ stata confermata dalla Cassazione la custodia in carcere, per tentato omicidio aggravato, nei confronti di Ilaria G., una donna di 36 anni che per ragioni ancora da chiarire, forse legati a risentimento, aveva messo elevate dosi di tranquillante ‘Serenase’ nel cibo che offriva ai suoi suoceri provocando nell’anziana coppia “stati di torpore, spasmi muscolari, alterazione cardiaca e difficoltà di deambulazione cui erano seguite ripetute cadute e gravi lesioni”.

La Suprema Corte, infatti, ha respinto il ricorso della donna contro la convalida della misura di sicurezza decisa dal Tribunale del riesame di Torino il dieci novembre del 2015, conformemente a quanto stabilito dal gip del capoluogo piemontese con ordinanza del diciannove ottobre dello scorso anno. Ad avviso dei supremi giudici – sentenza 36616 depositata oggi e relativa all’udienza svoltasi il 16 marzo – quello commesso è un reato molto grave e c’è il rischio di recidiva.

In base a quanto ricorda la Cassazione, “i fatti erano stati accertati tramite esami di laboratorio sui cibi preparati da Ilaria G., eseguiti su richiesta di Roberta A., incapace di spiegare i fenomeni che avevano riguardato i propri genitori, e altri componenti della famiglia, e che aveva intuito in collegamento tra detti cibi e i malesseri dei familiari”.

I sospetti sulla donna, si legge nel verdetto, “venivano confermati dal rinvenimento nell’abitazione e nell’armadietto scolastico della figlia minore di confezioni di ‘Serenase’ occultate”. “I familiari dell’indagata – rileva la sentenza – ipotizzavano un malanimo della donna verso i suoceri per aver costoro donato un immobile intestandolo solo al figlio (coniuge di Ilaria G.)”. La Cassazione ha confermato la configurazione dell’accusa di tentato omicidio “alla luce delle potenzialità lesive della condotta, articolata con regolarità per anni nei confronti di persone anziane già in precarie condizioni fisiche e, pur nell’assenza di un convincente movente”.

I fatti si sono verificati dalla primavera del 2014 al luglio 2015. Una volta anche il marito di Ilaria G. “era stato costretto a un ricovero ospedaliero per gli stessi sintomi degli altri familiari”.