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Trifone Ragone-Teresa Costanza: killer aveva giorni contati

PORDENONE – Il killer di Trifone Ragone e Teresa Costanza aveva i giorni contati e lo sapeva. Sapeva che aveva ancora una manciata di ore per compiere il delitto, conosceva bene la vita e le abitudini delle sue vittime. E’ una delle ultime indiscrezioni che arrivano dall’inchiesta sulla morte dei due fidanzati di Pordenone, uccisi nel parcheggio della palestra il 17 marzo scorso. Scrive il Messaggero Veneto:

Il killer dei due fidanzati non poteva più rinviare l’esecuzione al palasport di via Interna. Perché Trifone Ragone, due giorni dopo il delitto, sarebbe dovuto partire alla volta di Milano, per partecipare nuovamente all’operazione “Strade sicure”. La partenza era fissata per giovedì 20 marzo, l’indomani il militare di Adelfia avrebbe dovuto prendere già servizio nella capitale lombarda. Non c’era più tempo. Così la sera di martedì 17 marzo l’assassino ha atteso l’uscita dalla palestra di Teresa Costanza e Trifone Ragone e ha esploso sei colpi a bruciapelo contro i due fidanzati da una Beretta calibro 7.65. Un ferrovecchio uscito dalla fabbrica nel 1922, tanto che il settimo proiettile è rimasto in canna, inceppato.

Il killer di via Interna ha corso molti rischi: la pistola avrebbe potuto incepparsi al primo sparo, esponendolo alla reazione di Trifone, militare addestrato. Oppure qualcuno avrebbe potuto notarlo mentre premeva il grilletto. Così non è stato. Nonostante la spregiudicatezza dell’esecuzione, il gesto, tuttavia, è stato premeditato a lungo e pianificato nei minimi dettagli. Non ha dubbi sul punto la madre di Trifone, Eleonora Ferrante: «Li ha seguiti per tanto tempo per conoscere i loro spostamenti. Forse aveva tentato già altre volte di ucciderli, ma era stato costretto a desistere dalla presenza di altri testimoni. Quella sera, però, l’amico pesista ha salutato Teresa e Trifone e si è allontanato. E il killer ha trovato il modo di agire».

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