Cronaca Italia

Truffa delle riviste di polizia, si fingevano magistrati ed estorcevano soldi

Truffa delle riviste di polizia, si fingevano magistrati ed estorcevano soldi

Truffa delle riviste di polizia, si fingevano magistrati ed estorcevano soldi

MILANO – Estorcevano soldi per finti abbonamenti a riviste della polizia, fingendosi magistrati: arrestate quattro persone. Si tratta di quattro uomini italiani: Luca Martire, 44 anni, originario di Bisceglie (Bari), Diego Cesare Diani, 42 anni di Milano, Biagino Liberti Cerbone, 49 anni, di Milano, e Fabrizio Montanari, 41 anni di Cernusco Sul Naviglio (Milano). Insieme ai quattro sono indagate altre 25 persone.

La banda aveva un volume di affari di “almeno un milione di euro all’anno”. I quattro arrestati erano amministratori di diverse società ‘illegali’ con sedi a Milano, in via Oslavia, Via Juvara e via della Moscova, che spesso, quando ci si accorgeva che erano finite nel mirini di inquirenti e investigatori, mandavano in liquidazione trasferendo tutto, dipendenti compresi, in nuove società. Ciascuna di queste, poi, aveva un settore di competenza che andava “dalla gestione dei call center, o alla spedizione delle riviste, o al recupero crediti”. E’ stato calcolato che ognuna delle società aveva un volume di affari da 40 ai 60 mila euro al mese. Tra le persone truffate è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza installate in strada una anziana donna che ha consegnato a un fattorino una busta con 20 mila euro in contanti. La prima denuncia risale alla fine del 2012, mentre le indagini sono partite nel 2013.

I quattro, che hanno precedenti specifici, sono finiti questa mattina a San Vittore con le accuse di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione e alla truffa aggravata in quanto in molti casi commesse ai danni di anziani con la complicità degli operatori telefonici di call center aperti per mettere a segno le truffe.

Le parti lese al momento sono 42, tante quanti gli episodi contestati, ma inquirenti e investigatori, dopo le perquisizioni di oggi effettuate nei call center e nelle società riconducibili alla ‘banda’, parlano di alcune centinaia di vittime sparse in tutta Italia “individuate – riporta sempre il gip – sulla base della loro presumibile vulnerabilità, con particolare riferimento alla loro età avanzata” che avrebbero pagato per evitare, come sarebbe stato loro “ventilato, di dover sostenere udienze o processi dall’esito incerto e dai costo elevati…”.

I quattro inviavano via mail o via fax documenti con i loghi della polizia, dei carabinieri o della Guardia di Finanza o di altre istituzioni dello Stato e si spacciavano per magistrati in servizio a Milano.

La banda contattava i malcapitati simulando la vendita di falsi abbonamenti a riviste delle forze dell’ordine. Una volta sottoscritto il contratto, la vittima sarebbe stata richiamata per ottenere altro denaro “in modo sempre più pressante e aggressivo, minacciando interventi della Finanza, dell’Agenzia delle Entrate fino al pignoramento della pensione”.

Tra le ‘prede’ anche un imprenditore che aveva pagato fino a 160 mila euro in un anno per abbonarsi a una rivista, mentre in genere la cifra andava dai 100 ai 3500 euro annui. Quanto all’utilizzo da parte della banda di nomi di magistrati per dare credibilità alle richieste alcune vittime hanno chiamato il centralino di Palazzo di Giustizia per sapere se il giudice citato esistesse davvero: “Negli ultimi tempi – ha precisato – sono arrivate molte telefonate per parlare con Ilda Boccassini”.

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