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Truffa e riciclaggio: in carcere a Roma anche un sacerdote

ROMA – Per un presunto giro di soldi e truffe sono finiti in carcere anche un sacerdote (peraltro scarcerato pochi giorni dopo l’arresto) e una ex conoscenza della polizia, accusata in passato e poi assolta per l’omicidio di Roberto Calvi. Un giro di danaro, frutto di truffe, riciclato con varie formule, compreso un bonifico transitato su un conto cifrato aperto dallo Ior presso l’agenzia di via della Conciliazione di Unicredit e riconducibile ad un sacerdote. Per questo la magistratura romana ha emesso 11 ordinanze di custodia in carcere. Tra loro Ernesto Diotallevi, un tempo ritenuto vicino alla Banda della Magliana.

A sfuggire invece alla cattura è stato Simone Fazzari, ex avvocato, considerato figura centrale del giro di truffe, già condannato a 4 anni per una serie di truffe ai danni di Telecom (otto milioni di euro) e del comune di Roma. Truffa, riciclaggio, falso, attribuzione fittizia della titolarità dei beni ed esercizio abusivo della professione i reati contestati, a seconda delle posizioni. In carcere sono finiti, oltre a Diotallevi, già assolto dall’accusa dell’ omicidio di Roberto Calvi e accusato di essere il prestanome di Fazzari per un albergo acquistato a Fiuggi e sequestrato dagli investigatori, Cesare Galloni, avvocato, Salvatore Palumbo, sacerdote, Giulia Timarco, Monica Secca, Marco e Fulvio Zanni, nonché Carlo Salvestroni, considerati a vario titolo riciclatori, prestanomi e collaboratori di Fazzari, Giorgio Sofia e Lamberto Mazzapicchio, commercialisti. [A poche settimane dall’arresto, il Tribunale del riesame ha disposto la scarcerazione di Giulia Timarco, non ritenendo l’impianto accusatorio  sufficiente a giustificare l’arresto. Con la stessa motivazione è stato scarcerato, una settimana dopo l’arresto, il sacerdote Palumbo].

Al centro delle truffe le compagnie di assicurazioni, Telecom e Comune di Roma, tramite documenti e sentenze falsificate da Fazzari il quale, dopo l’espulsione dall’ordine degli avvocati di Roma, secondo l’accusa si era rifatto una nuova, falsa, identità: Simone D’Aquino di Castiglione, mentre il provento delle truffe era investito in immobili intestati a prestanome. Tra questi Diotallevi che ebbe anche un contenzioso con Fazzari al quale non voleva restituire l’el di Fiuggi e per il quale fu anche minacciato. L’episodio in cui è coinvolto il sacerdote Salvatore Palumbo, amministratore della Congregazione dei padri teatini, riguarda un bonifico da 151 mila euro, provento di un risarcimento, da parte di Ina Assitalia per il furto, mai avvenuto, di una Ferrari da corsa fatta immatricolare come auto da strada. Quel denaro, destinato a lavori di ristrutturazione della Congregazione mai effettuati, veniva invece, secondo l’accusa, riciclato.  Nell’ambito dell’inchiesta, oltre all’el di Fiuggi, sono stati sequestrati un centro benessere ai Parioli, alcuni immobili e terreni a Terracina, nonché conti correnti in vari istituti di credito.

[Interrogato dopo l’arresto dal gip Barbara Callari, Diotallevi ha detto che per quell’el si è limitato a svolgere solo un ruolo di mediatore. Il difensore di Diotallevi, Pierpaolo Dell’Anno, ha detto di ritenere che il suo assistito ”abbia chiarito tutto”: ”Attendiamo che il giudice prenda una decisione a fronte agli elementi posti alla sua attenzione”].