Cronaca Italia

Tumore, diagnosi in ritardo, mamma muore. Asl condannata non paga

Tumore, diagnosi in ritardo, mamma muore. Asl condannata non paga

Tumore, diagnosi in ritardo, mamma muore. Asl condannata non paga

MASSA (MASSA-CARRARA) – Nota dei noduli al seno, si sottopone ad una visita, ma il referto è rassicurante, e il medico la invita solo ad un nuovo controllo sei mesi dopo. Lei, tranquillizzata, si ripresenta otto mesi dopo, ma la diagnosi è implacabile: il tumore è diventato più grande e aggressivo. Tale che nove anni dopo la ucciderà. Ma lei, nel frattempo, ha intentato una causa al medico e alla Asl: se non avesse perso quegli otto mesi (sei, secondo il suggerimento del medico) forse a quest’ora sarebbe ancora viva. I giudici della Corte di Appello di Genova le hanno dato ragione, post mortem, e hanno decretato per i due figli orfani un risarcimento da 250mila euro. Che però medico e Asl non pagano. E così si passa al pignoramento.

E’ la triste vicenda di una professionista di Massa, mamma di due figli, che nel 2003, a quarant’anni, scopre di avere qualcosa che non va nei suoi seni, come spiega Chiara Sillicani sul Tirreno. Decide di sottoporsi ad una visita, ma il referto è rassicurante, e il medico la invita ad effettuare un controllo dopo sei mesi, spiega il Tirreno:

E quel controllo la paziente lo fa, seppur non dopo 6, ma dopo 8 mesi (elemento che pesa a suo svantaggio nella sentenza). E il referto di chi la visita la seconda volta è pesante: nel seno della donna si annida un tumore maligno e aggressivo, non c’è tempo da perdere. Rispetto a 8 mesi prima, il cancro ha raddoppiato il suo volume e le percentuali di sopravvivenza per la paziente si sono ridotte. Se alla prima visita – stando alle perizie – il rischio di morte a 10 anni dalla diagnosi era del 7%, alla seconda è salito a 21%. Per la paziente comincia il terribile iter delle cure, a Milano.

Due anni dopo la professionista si rivolge allo studio legale Firomini-Martini, convinta che se non le fosse stato suggerito di attendere otto mesi le cose sarebbero andate molto meglio. La donna intenta una causa civile contro il medico e la Asl per il risarcimento del danno. Nel frattempo, nove anni dopo la prima diagnosi, il tumore torna. E questa volta è ancora più aggressivo: il cancro le prende le ossa, le provoca dolori atroci e alla fine la u****e. Lasciando orfani i suoi due figli.

 

La sua battaglia legale è stata portata avanti dai suoi familiari, che non si sono arresi nemmeno di fronte al rigetto in primo grado. Lo scorso agosto è arrivata la sentenza di Appello, come spiega il Tirreno:

Se la diagnosi fosse stata fatta alla prima visita la professionista avrebbe avuto almeno due anni di vita in più. Possibilità definita in base a statistiche, studi medici e perizie. Per quei due anni in cui non hanno potuto godere dell’amore della loro mamma, la Corte di appello di Genova riconosce ai due figli un risarcimento totale di 250.000 euro a cui – spiegano i legali – sono obbligati in solido il medico che ha fatto la visita e l’azienda sanitaria di cui è dipendente.

Ma né medico né Asl pagano. E adesso si è passati al pignoramento dei beni: al dottore la casa, mentre per l’Asl si dovrà vedere cosa poter pignorare senza toccare i macchinari usati per la cura e la diagnosi delle malattie.

E tutto per dare esecuzione ad una sentenza e risarcimento a due ragazzi senza alcuna fonte di reddito. E senza la mamma.

To Top