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Udine, mamma di due gemelli a 53 anni grazie all’eterologa

ROMA – Una donna di Udine è diventata nei giorni scorsi mamma per la prima volta a 53 anni. Un maschietto e una femminuccia nati grazie alla fecondazione eterologa avvenuta in un centro specializzato di Padova. Gli ovociti invece vengono da una donatrice spagnola. Ne parla Il Gazzettino:

È diventata mamma per la prima volta a 53 anni. Mamma al quadrato. Un fiocco rosa e uno azzurro hanno coronato il sogno, accarezzato caparbiamente per una vita intera, di una donna di Udine. La signora, classe 1963, ha dato alla luce i due gemelli grazie a tecniche di procreazione medicalmente assistita effettuate in un centro specializzato di Padova. La fecondazione di tipo eterologo, con ovociti provenienti da Marbella (Spagna), è dunque andata a buon fine. Il maschietto e la femminuccia sono venuti al mondo un po’ in anticipo in un ospedale del Friuli, alla trentaseiesima settimana di gestazione rispetto alle tradizionali quaranta, ma stanno bene così come la raggiante neomamma. Un lieto evento, che ha spostato decisamente in là il naturale limite temporale per culle, succhiotti e biberon, sulla scia della cantante Gianna Nannini, diventata madre di Penelope a 54 anni.

Chi l’ha detto che non si può diventare mamme anche dopo i 43 anni? Il Tar del Veneto ha abolito il limite di età, stabilito con delibera regionale, che vietava alle donne venete che avevano superato “l’età barriera” di accedere alla fecondazione eterologa negli ospedali pubblici. Una sentenza grazie alla quale Maria Elena Crispino, 43 anni compiuti da poco, potrà finalmente diventare mamma. I giudici amministrativi si sono espressi proprio sul suo ricorso che lei e suo marito avevano presentato, aiutati dall’avvocato Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni (Radicali) e dallo studio legale Scieri di Padova, la sua città. Nel ricorso contro la delibera gli avvocati parlavano di “eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità ed errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto”. E i giudici del Tar hanno concordato decidendo per l’annullamento del limite di età “perché viziato per violazione dei principi costituzionali di uguaglianza, nonché diritto alla genitorialità e alla salute”.

“E’ una grandissima vittoria, sono riuscita ad ottenere un mio diritto, che ora possono avere tutte le donne”: ha esultato la donna. La sua odissea è cominciata 6 anni fa quando, novella sposa con il suo fidanzato di sempre, decide di mettere su famiglia, ma poco dopo scopre di essere sterile: i suoi ovociti sono pochi e non in condizioni tali da permetterle di restare incinta. Porta con se il dolore di ben sei aborti spontanei e 5 tentativi di fecondazione assistita omologa senza nessun successo. Fino a quando non ha letto lo scorso anno sui giornali la notizia che anche in Italia si può fare una fecondazione assistita eterologa, cioè nel suo caso con la donazione di ovociti da un’altra donna. E’ così che a ottobre scorso si è rivolta all’ospedale di Padova, ha appena compiuto 43 anni, da un solo mese, ma i medici le spiegano che non possono aiutarla, proprio per via di quella delibera che fissava l’età massima a 43 anni. Un limite che però non esiste per la fecondazione omologa (dove cioè il seme e gli ovuli sono della coppia che vuole un figlio). Maria Elena non vuole e non può rivolgersi ad un centro privato, dove sarebbe stata accolta senza problemi, e non vuole andare all’estero. Chiede aiuto all’associazione Luca Coscioni, e alla fine vince la sua battaglia.